EMBA Int’l week in Chongqing (China) – 20/29 settembre 2013

Venerdì 20 settembre

Eccomi di nuovo in partenza per l’international week dell’EMBA Consortium for Global Business Innovation (http://embaconsortium.org/)…. dopo l’incredibile esperienza di Mosca nel 2011, il circuito delle EMBA school aderenti al programma si è allargato, ora abbiamo anche Istanbul (Turchia), Stellenbosch (Sudafrica) e …. Chongqing  in China !!

Non potevo davvero mancare, e così ho chiesto all’Alma Business School di Bologna di poter partecipare come Alumni  e ora eccomi qui sul Frecciarossa che mi porta a Milano da dove prenderò il volo per Chongqing facendo scalo ad Helsinki. Questa volta non parto da sola, fortunatamente gli EMBA11 non sono andati tutti a Miami e così avrò due compagni di viaggio dall’Italia – Alessandro e Filippo – che sono saliti sullo stesso treno da Bologna (stessa carrozza e posti vicini, un’organizzazione impeccabile) e così quando arriviamo all’aeroporto abbiamo già fatto conoscenza e tutto il resto.

Mi  sembrano tipi in gamba, e comunque io sono ansiosa anche di conoscere gli altri partecipanti a questa settimana, quelli che vengono dalle altre sedi: 4 brasiliani, 3 russi 1 turco e 5 sudafricani ….nessuno da Miami ma … non ci mancherà …  Siamo meno del gruppo di Mosca, ma questa volta l’assortimento mi sembra di gran lunga più interessante, sarà con noi anche una direttrice del Ministero delle Finanze del Brasile: wow ! sono questi i Paesi che hanno un futuro, mandano i propri funzionari a scuola ed anche a capire il mondo … proprio come da noi :-S.

L’aereo per Helsinki parte in orario e non ci accorgiamo quasi del volo, tanto è breve e con noi occupati a conoscerci e a scambiarci informazioni. Il volo per Chongqing invece dura 8 ore, e considerando che 6 ore di differenza (perse, si va ad est) arriviamo a destinazione alle 7 del mattino successivo un po’ affaticati e con parecchio sonno.

Sabato 21 settembre

Penso che prima della trafila burocratica dell’immigrazione e tutto il resto sia meglio un passaggio dal bagno, anche perché sono curiosa di iniziare a sperimentare le “usanze locali” e … non resto delusa ! Qui i gabinetti sono tutti alla turca e nonostante l’affollamento e le file di attesa, le cinesi non chiudono le porte: che sia ancora un retaggio delle latrine comuni a cielo aperto ?

Tutto fila liscio senza ritardi: i bagagli di tutti ci sono e agli arrivi troviamo anche l’autista dell’Harbour Plaza hotel al quale avevamo prenotato il transfer dall’aereoporto …. ma non eravamo riusciti ad avere conferma e stavamo già preparandoci al peggio (taxi comune con esibizione dell’indirizzo dell’albergo scritto con gli ideogrammi … nella speranza che ci capisse qualcosa lui..).

Invece eccolo lì che si braccia con un cartello con i nostri nomi ben in evidenza … tiriamo un sospiro di sollievo (vai a dubitare dell’efficienza cinese !), montiamo sulla Buik amaranto con logo dell’hotel e iniziamo la nostra avventura tuffandoci nelle arterie cittadine sotto un cielo grigio di nuvole e – soprattutto – di smog e lascia solo intravedere il disco opaco del sole.

Chongqing,  è una mega metropoli da 32 milioni di abitanti … e io che neanche l’avevo mai sentita nominare ! In realtà è la più estesa e popolosa delle 4 municipalità autonome cinesi (le altre sono Beijing, Shanghai e Tianjin); situata nella zona centro meridionale della Cina, a nord della famosa Diga delle Tre Gole, è nota anche come la “Chicago sul fiume giallo”. Tutto un programma !

L’Harbour Plaza è un hotel 5 stelle, (http://www.harbour-plaza.com/chongqing/Index-en.htm) che occupa un recente grattacielo di 23 piani dal design accattivante e dagli interni di gran lusso … “peccato” che tutto sembra uguale ad un qualsiasi hotel in giro per il mondo: la stanza che avevo a Madrid la settimana scorse è identica a questa che mi hanno dato al 21° piano !

Ma questa cosa l’avevo già messa in conto, qui non sarebbe stato possibile “andare a casa della gente”  (B&B, agriturismi e fattorie che ci hanno sempre accolto durante le nostre vacanze), ma neanche trovare un “ostello” come a Mosca: qui tutta la compagnia internazionale sarà allo stesso hotel “standard”, con tanto di servizio navetta quotidiano per il campus del SEBA (School of Economics and Business Administration).

E del resto neanche il personale dell’Harbour Plaza – malgrado l’apparenza – mostra di avere tutta questa apertura internazionale: solo alla reception due ragazze cercano di arrangiarsi con un po’ di inglese, ma per il resto zero, non sarà possibile in alcun modo interagire con la popolazione locale …. Io spero negli studenti cinesi che parteciperanno alla nostra settimana, magari loro potranno rispondere alle nostre domande e curiosità sul reale “way of living” in Cina oggi.

Il programma vero e proprio inizierà solo domani pomeriggio, quando saranno arrivati tutti, e così oggi abbiamo una “giornata libera” per iniziare a farci un’idea di questa città, o meglio di questa zona, visto che siamo alloggiati quartiere di Yuzhoung, il più centrale e turistico della città.

Il tutto ruota intorno a “Jiefangbei Square”, al centro delle quale si trova il “monumento”  rappresentato da una torre con orologio; siamo in pieno “shopping district”, per cui a parte lo skyline mozzafiato che si ammira guardando in alto, una volta abbassati gli occhi ci si parano davanti “soliti” nomi dei brand globali … Gucci, Armani, Cartier, Ermenegildo Zegna, Luis Vuitton… ci sono proprio tutti e anche con le stesse immagini pubblicitarie che vediamo da noi …. stesso discorso ad entrare in questi enormi centri commeciali, non ha davvero senso visitarli perché non c’è proprio niente di “locale” ed interessante, però che peccato che qui la globalizzazione sia arrivata proprio nel modo peggiore !  L’accorciamento delle distanze e le tecnologie consentirebbero di avere tutto ovunque, ampliando la scelta ed arricchendo le esperienze di tutti, ma qui si va verso il “pensiero unico” !!

Comunque ci facciamo un giro a piedi in mezzo ad una certa folla di “indigeni” (di occidentali neanche l’ombra), oggi è sabato e di sicuro sono tutti qui per  negozi , noncuranti del caldo umido soffocante che incombe sulla città: in questo periodo il tempo e le temperature sono simili a quelle italiane, ma questo livello di umido e di smog noi non ce l’abbiamo di certo, dopo pochi passi siamo già tutti appiccicosi e boccheggianti (sarà anche la notte insonne ???).

Così dopo il giro dell’isolato ci arrendiamo alla realtà, non riusciremo ad arrivare a stasera se non dormiamo almeno un paio d’ore !  Ci diamo appuntamento per l’ora di pranzo e – dopo pisolino & doccia – ci ritroviamo visibilmente “rinnovati” e presenti.

Prima non ci avevamo fatto caso, ma qui – a parte Mc Donalds, Pizza Hut, Starbucks e qualche baracchino di spiedini di carne (di quale animale ???)  non sembrano esserci ristoranti per strada; in realtà sono quasi tutti all’interno dei centri commerciali, così come l’”Enjoy here”, situato nel roof garden al 13° piano di uno di questi: un misto tra steak house / asia fusion di lusso (almeno per la popolazione locale, noi abbiamo speso circa 20 Eur a testa) dove gustiamo dell’ottimo pesce con una baked potato al formaggio.

Il tutto in compagnia di una connessione wi-fi di tutto rispetto, riesco anche a chiamare casa con Skype (sull’iPhone) ed attivare anche il video senza grossi problemi. Qui Internet c’è più o meno ovunque, peccato che proprio nella nostra camera d’albergo non ci sia il wi-fi e io con il cavo di rete non riesco ad utilizzare il laptop aziendale.  Sto quasi disperando, e mi viene subito in mente lo scorso anno quando in Bolivia ho pianto  per l’assenza di connessione (… in effetti siamo proprio messi male …), ma come per miracolo uno dei miei compagni di viaggio sfrutta tutte le sue competenze IT per aprirmi almeno un varco su Internet, anche se non potrò accedere ai sistemi aziendali … non potrò gestire le email dei miei colleghi come avevo sperato, ma a questo ci penserò dopo, per il momento sono troppo contenta di accedere alla posta elettronica, a Google e tutto il resto che mi tiene legata al resto Mondo.

Il pomeriggio facciamo un altro giretto nel quartiere, questa volta spingendoci un po’ più lontano e presto il “set internazionale” cambia, lasciando il posto alla Cina vera, quella dei negozi  di utensileria strapieni di articoli ammassati, di zuppe dagli ingredienti sconosciuti serviti per strada da fatiscenti tavole calde, di “boutiques” di abbigliamento di dubbio gusto, di strade sporche piene di tanta gente dall’aspetto dimesso. Alla fine non poteva mancare il mercatino rionale di fiori e alimentari e qui va in scena il vero folklore già visto qualche anno fa alla Chinatown di San Francisco: strani pesci che agonizzano in sudice tinozze, piramidi di zampe di gallina, musi di maiale, anatre vive con le zampe legate che osservano le loro compagne già uccise e spennate passate alla fiamma ossidrica per la “ripulitura fianale” …. un vero museo degli orrori multisensoriale, dove la vista e l’olfatto gridano vendetta !!

Per questa sera decidiamo di sperimentare il ristorante dell’albergo: per circa 18 Eur accediamo ad un ricco buffet di specialità locali ed internazionali abbastanza passabili, ma dopo quello che abbiamo appena visto  la possibilità di scegliere quello c’è in mostra e leggere gli ingredienti nei relativi cartellini aiuta parecchio !!

La serata si conclude con un caffè Lavazza all’omonimo locale all’aperto che c’è subito fuori dall’Harbour Plaza … a quest’ora anche fuori si sta un po’ meglio, e poi tutto il quartiere si è acceso di luci di mille colori (anche nella fontana a giochi d’acqua qui accanto) che è davvero uno spettacolo !!

Domenica 22 settembre

Nonostante la stanchezza e il sonno arretrato, ieri sera è stato difficile dormire, con 6 ore di differenza è dura, quasi una pennichella pomeridiana !!

Ne ho approfittato per scrivere e per fare un po’ di ricerche su Internet per vedere dove poter andare questa mattina che siamo ancora a “programma libero”.

Ad un certo punto punto avevo anche fame, doveva essere “l’ora della merenda” e così avevo deciso di ordinare un prawn sandwich al room service, un tramezzo ai gamberetti, 48.00 RMB, ovvero circa 6 Eur al cambio di circa 0,12 per 1 Yuan Renmimbi (così si chiama la valuta cinese).

Ho telefonato al servizio ma, dopo avermi passato 2 persone diverse ed avermi richiamata,non siamo riusciti a capirci e così dopo un po’ è arrivato un cameriere ma purtroppo un capiva/parlava una parola di inglese e continuava a grattarsi la testa e a fare evidenti sforzi come per “ricordare” ma non sono riuscita a capire quale fosse il problema … poi chiamato la sua capa che però anche lei era in forte difficoltà e alla fine non sono riuscita a capire se il tramezzino da me scelto non fosse disponibile, se fosse troppo tardi e la cucina era già chiusa o qualsiasi altra cosa, fatto sta che sono rimasta a “digiuno”.

Meno male che questa mattina c’è una mega colazione a buffet: il mio stomaco non ha ancora capito che ore sono e quindi riesco facilmente ad ingannarlo con risto alla cantonese e involtini primavera … (buonissimi !) oltre a succo di frutta, yogurth, macedonia e caffè…. ci voleva proprio.

Allora oggi abbiamo deciso di andare all’Hongya Cave, il centro ufficiale dell’artigianato cittadino: una specie di mall tematico  ospitato nella ricostruzione di un un antico villaggio, con tanto di tetti a pagoda e lanterne rosse.  Proprio una roba turistica al massimo, anche se il turismo qui è rappresentato esclusivamente da cinesi , noi siamo davvero gli unici anche se nesssuno sembra notarci.

I prodotti – come immaginato – sono gli stessi che hanno ormai invaso tutti i nostri mercatini etnici, fiere dell’artigianato etc. (abiti di seta, pettini e ventagli, occhiai e orologi taroccati etc.) solo che qui i prezzi sono ancora più bassi e la vera “attrattiva” dell’acquisto sta nella negoziazione che si svolge a colpi di offerte e contro-offerte di cifre digitate sulla calcolatrice che passa dal negoziante all’acquirente.

Io compro un paio di occhiali da sole per circa 10 Eur e una camicia per circa 6 Eur, spuntando prezzi all’incirca al 60% della richiesta iniziale.

Contenti dei nostri affari torniamo all’hotel ma subito dopo usciamo per andare a pranzo al Pizza Hut che avevamo visto qui vicino: questa sera avremo la cena di benvenuto della scuola e sicuramente si tratterà di un menu tipico …. Intanto meglio metterci un po’ di carboidrati, poi si vedrà. Fra l’altro la pizza non è neanche male e di sicuro la spesa è minima.

Alle 2 meno 5 entriamo nella hall dell’Harbour Plaza e Sully – l’assistente locale di questa int’l week – è già lì a darci il benvenuto, così come gli altri partecipanti che nel frattempo sono arrivati da Brasile, Sudafrica e Turchia. Mancano solo i russi, non si capisce bene se siano andati a dormire o a bere da qualche parte, ma proprio non si vedono e così quando arriva il pulmino ce ne andiamo senza di loro.

Mi aspettavo un un giro turistico, come quello al quale avevo partecipato a Mosca, invece ci portano al Chongqing City Planning Exibition Hall dove una guida dall’inglese incerto ci mostra la città, l’area metropolitana e l’intero distretto (quello con oltre 28 milioni di abitanti) attraverso una serie di enormi plastici iper dettagliati e grandi foto retro-illuminate alle pareti. Nell’insieme la cosa è suggestiva e senz’altro originale, oltre al fatto che molte di queste architetture sono ancora soltanto virtuali visto che le opere sono ancora in corso o neanche iniziate … in pratica vediamo la Chongqing del 2020 !!

(sembra proprio la proiezione propagandistica del prossimo “Piano quinquennale” del  Partito Comunista Cinese).

Certo che ad un “occhio geopolitico” non possono sfuggire le ragioni dell’ascesa economico-strategica di questa città: alla convergenza di due importanti fiumi e nel mezzo a due catene collinari, come dire “alimentata & protetta”. Oggi i confini hanno debodato verso le pianure esterne che sono (e saranno) collegate alla “city” da un sistema di 11 tunnel (oltre a 36 ponti, dei quali 24 già esistenti per gli attraversamenti fluviali interni).

All’uscita siamo investiti da un’ondata di caldo umido senza precedenti (in effetti all’aria condizionata si stava meglio..), ma siamo subito attratti e distratti dall’enorme piazza sovrastante l’Exibition Hall che si affaccia sulla “scogliera” a picco sull’ansa del fiume giallo, in uno dei punti più suggestivi della città.

Rimontiamo sul pulmino che ora ci porta ad un intero quartiere “tradizionale” turistico, anche questo ricostruito, stessi articoli questa mattina, solo che qui siamo a cielo aperto e si passeggia tra queste stradine di soli negozi di souvenir e street food.

Sully ci dice che verrà a riprenderci tra due ore (!) per andare alla cena … noi tre ne abbiamo già decisamenteabbastanza di questa roba per oggi, e il clima non aiuta … ma anche il resto della compagnia sembra stancarsi presto dell’intrattenimento e così dopo un po’ finiamo tutti in uno strano bar-negozio che vende articoli per la casa stile inglese (calendari da cucina, portafiori, tendine, tazze, vasi di ceramica) attratti dall’insegna del Caffè Illy. Rimessi al mondo da enormi tazze di caffè (buono) con ghiaccio, ci rilassiamo lì per tutto il tempo che ci resta a fare conoscenza reciproca con i nuovi arrivati.

La cena di benvenuto è all’interno del campus universitario (anche se sembra un normale quartiere cittadino), in un hotel 3 stelle che pare accogliere studenti e questo tipo di eventi … meno male che noi siamo all’Harbour Plaza ! … l’architettura esterna ricorda i palazzoni del regime, mentre gli interni votati al “ lusso” cinese, comunicano  una gran tristezza con tappezzerie dalle fantasie improbabili, e decorazioni di dubbio gusto. E’ anche vero che l’Università di Chonquing è stata fondata nel 1929, e magari noi adesso siamo proprio nel suo “centro storico”.

Ma l’atmosfera è subito svecchiata dal caloroso benvenuto che riceviamo da Xin Liu, il direttore dell’EMBA center del SEBA: giovanissimo, spigliato e dall’impeccabile accento british … ha studiato per alcuni anni in Inghilterra a Manchester dove evidentemente non ha imparato solo la lingua, ma anche un atteggiamento più “occidentale” rispetto alla formalità dei burocrati del Partito. Meno male, vah, la cosa si mette bene, è importante che qualcuno riesca spiegarci la Cina conoscendo la nostra impostazione culturale.

Ci accomodiamo intorno una versione lusso (vetro e metallo) del classico centrotavola ruotante dei ristoranti cinesi; intanto delle cameriere versano vino (Shirah), birra e tè caldo di grano (tutto insieme), ed iniziano a portare pietanze di ogni genere con l’unica caratteristica comune di essere piccantissimi e quindi impossibili da mangiare.

Il nostro Xin, che continua a promuovere brindisi all’EMBA, alla Cina, all’italia, a tutti gli altri Paesi di noi ospiti..) ci spiega che la cucina di Chongqing e dell’intera Provincia del Sichuan (zona centrale della Cina abbastanza lontana dal mare) prevede piatti con ingredienti come le meduse, senza che magari la gente di qui le abbia mai viste ….. e (aggiungo io) magari è proprio per questo che le mangiano ….

Oltre alle meduse arrivano cortecce di bambù (sembrano trippa), straccetti di manzo al rafano, zuppa di funghi (e chissà cos’altro), capesante su letto di spaghetti di riso all’aglio, spaghetti di riso al peperoncino cinese (…non abbiamo idea …), quadratini di tofu (formaggio di latte di soia) dorati, anguille in umido e altro pesce fritto dalle lische minacciosissime … praticamente da digiuno totale.

Cerco di “rifarmi” al dolce, quando arrivano come delle frittelle di riso (passabili), ma quando torno in albergo ho decisamente ancora fame; tra l’altro il mio stomaco continua ad essere “confuso” e a questo punto (del giorno o della notte) reclama cibo vero.

Non mi resta che riprovare con il sandwich di gamberetti, stasera è meno tardi e decido di mettere in atto una strategia diversa andando direttamente al ristorante del 7° piano con il foglio del servizio in camera: ora mi dicono si, che posso avere il mio tramezzino, si segnano il numero della stanza al quale consegnarlo…. così torno su, e proprio quando inizio a pensare che anche questa volta sia andato storto qualcosa eccolo che arriva, con corredo di patate fritte, insalatina e due pezzetti di melone … alé !!!

Ora non resta che sperare di dormire in modo “normale” questa notte ….

Lunedì 23 settembre

Inizia la scuola !

Il solito pulmino viene a prenderci all’albergo alle 8:30 e ci rimettiamo in cammino verso il campus universitario; ieri sera non ci abbiamo fatto caso, ma il polo didattico cittadino si trova oltre le colline e quindi attraversiamo uno degli innumerevoli tunnel.

Altra sorpresa: chissà da che parte eravamo entrati per la cena, ma questo è davvero un campus come ce lo immaginavamo, con tanto di vialetti interni alberati, palazzine, giardini e campi sportivi.

Il “nostro” edificio è abbastanza moderno, ci fanno accomodare in una classica sala conferenze “executive”, un anfiteatro a semicerchio con poltrone in pelle, videoproiettori e impianto audio… di sicuro ci tengono a fare buona impressione con il “resto del mondo”.

La prima lezione è tenuta dalla Dott.ssa  Xi Rao, su “Chinese Tax System”; messa così subito in partenza intimorisce un po’ ma lei esordisce simpaticamente con la citazione di Benjamin Franklin il quale sosteneva che nella vita ci sono soltanto due cose certe: “la morte e le tasse” … così l’atmosfera si scalda subito.

Poi, per mantenere un ponte tra le noste società, Xi cita il “Tax Misery index” di Forbes: una classifica della pressione fiscale complessiva in 50 principali Paesi  … e così cita l’Italia (6° posto), il Brasile (8° posto), la Turchia (14° posto) e la Russia (42° posto) …. fino alla Cina che occupa il 2° posto dietro alla Francia (non casulmente, visto che il suo sistema fiscale è stato preso come modello per l’ultima riforma Cinese, la fiscal decentralization terminata nel 1994). Si tratta di un ranking la cui comparazione annuale consente di valutare le politiche economico-fiscali nazionali in termini di attrattività di capitali e talenti, anche dal mix di tassazione cui si ricorre per finanziare la spesa pubblica.

E in effetti è proprio dal “portafoglio” delle diverse tipologie di imposizione che Xi inizia ad allustraci il sistema fiscale cinese, che vede 3 pricipali categorie di tasse:

1)   Income tax -26%

–  sulle imprese

dove i redditi  sono tassati in modo progressivo (con una media comunque del 20%) ma diverso per categorie merceologiche (es. le imprese hi-tech hanno una pressione più bassa a titolo d’incentivo)

–  sull’individuo

2)   Turnover tax – 56%

Sull’attività,  come la nostra IVA, certe tasse addizionali sui consumi (sigarette, beni di lusso, cosmetici), tariffe doganali all’importazione

3)   Other – 18%

–  Tasse di proprietà (case, auto, suolo pubblico … qui solo le imprese possono acquistare terreni)

–  Tasse sulle risorse naturali (idrocarburi, l’acqua non è tassata si paga una fee come per tutte le utilities)

–  Behaviour tax (imposte di bollo, registrazione contratti, passaggi di proprietà etc.)

Alla fine si tratta più o meno dello stesso modello fiscale che abbiamo noi (e la Francia), per cui – mentre  Xi si sforza per farci capire il meccanismo (a noi molto familiare) dell’Imposta sul Valore Aggiunto – cerchiamo di interpretare queste classifiche e proporzioni in un Paese come la Cina.

Purtroppo lei non ci è di molto aiuto: ha difficoltà con l’inglese, ma soprattutto si ha la sensazione che non sia culturalmente abituata a ricevere domande e – di conseguenza – a fornire delle risposte che esulino da una scaletta predefinita e che aprano ad una discussione / riflessione interattiva.

Così cerco di arrangiarmi…

Che la tassazione nei nostri Paesi europei sia tra le più alte non mi stupisce, posso pensare che la Francia stia al primo posto per poter finanziare vere politiche sociali (sostegno alla famiglia, all’infanzia ed all’infermità). La Cina è completamente diversa, tra l’altro le persone non hanno neanche un Servizio Sanitario Nazionale … però c’è sempre in Partito (pubblico) che ha il monopolio di molte delle attività e che sicuramente costa parecchio; e d’altra parte qui non ci sono idrocarburi in eccesso da esportare (in Arabia Saudita non ci sono tasse ma addirittura una redistribuzione dei proventi del petrolio alla popolazione locale…. tanto non c’è mica da mantenere una democrazia !) per cui qualcuno deve pagare …. direi che se a questo punto guardiamo il mix di tassazione, si può concludere che – sebbene la pressione fiscale sia alta – questa grava comunque poco sui redditi delle imprese (per incentivarle) e degli individui (che li hanno ancora bassi),  mentre la maggior parte delle tasse (turnover tax – 56% vedi sopra) per loro natura ha l’effetto di aumentare i prezzi, ma per fortuna questo non è (ancora) un problema per l’economia low-cost cinese ….forse torna…

Comunque questa sessione è stata davvero scandalosa: inziata tardi, finita presto (ci ritroviamo 3 ore di pausa pranzo), con una lezioncina puramente teorica di pochi concetti base riassumibili in 10 minuti (potevano darci una fotocopia dello schema fiscale e far partire da li la discussione…) e una docente con forti difficoltà linguistiche e gravi carenze accademiche: non è ammissibile insegnare una materia a persone che vengono da fuori senza conosce almeno i termini generali della stessa nei Paesi di loro provenienza.

Vabbè, speriamo che si tratti di un “caso isolato”, magari poi migliora ….. intanto migliora sicuramente l’alimentazione, visto che per pranzo ci accolgono in una grande sala da pranzo per eventi (la mensa degli studenti sta da un’altra parte) e ci servono ottima cucina cinese: meno pretese creative (tipo le meduse di ieri sera) e molto meno piccante.

Dopo pranzo Sully ci accompagna a fare un giro per il campus, tanto abbiamo tempo… fa un bel caldo, ma per fortuna c’è anche un po’ d’ombra.

Al rientro troviamo Liu Xin già lì ad aspettarci, è il mitico direttore del corso che ieri sera a fatto ubriacare tutti a forza di brindisi all’intera comunità internazionale J …. oggi ci farà una lezione introduttiva al sistema economico cinese (sono sempre più certa che l’intervento sulle tasse di questa mattina sia stato un po’ un “tappabuchi” nella nostra agenda … era decisamente “fuori contesto”, quindi forse la cosa migliora davvero…).

Abbiamo già sperimentato il buonissimo inglese di Xin, e ora apprezziamo anche i sue tecniche di presentazione … peccato però che – anche in questo caso – la gestione dell’intervento sia parecchio “gerachica”: sebbene inzi con un invito alla discussione aperta, di fatto non risponde alle domande e non accetta alcuna “variazione sul tema”. Ma anche questa è “conoscenza”: ci siamo fatti un’idea di come la didattica sia (ancora ?) influenzata dalla cultura verticistica del Partito e delle limitazioni all’espressione (e quindi alla riflessione / comparazione / sana provocazione etc.).

Però le cose che ci spiega sono interessanti, anche se magari a noi abbastanza note: una carrellata di indici macro-economici (PIL, tasso di crescita del PIL, PIL procapite) che mettono in evidenza l’eccezionalità ed il primato Cinese verso tutti gli altri Paesi, con il pradosso di un contesto non tipicamente capitalistico e democratico.

Alla fine ruota tutto intorno al tasso di crescita anno su anno, secondo quello che Xin definisce “single goal management” per distinguerlo dai sistemi democratici “multi goal”: il 12° Piano quinquennale del Partito in corso ha posto questo obiettivo al 7%. Abbiamo già visto gli incentivi fiscali  che possono agevolarne la realizzazione, ma anche nei processi di carriera delle gerarchie del Partito, una valutazione speciale viene assegnata a quei governanti locali che hanno saputo incrementare il tasso di sviluppo dell’economia nel proprio territorio… tutto secondo la crescita “armoniosa” confuciana.

Commento personale: in realtà molti macro-economisti e sociologi occidentali hanno già detto da tempo che questo 7% rappresenta la soglia minima di crescita che il Partito deve garantire per mantenere il consenso (e l’accettazione della non democrazia) e scongiurare quindi una guerra civile che potrebbe portare ad un rovesciamento politico totale, una nuova rivoluzione russa … altro che “armonia” !!

Però ora questa cosa è complessa, perché con un resto del mondo in affanno (la crescita media modiale 2012 è del +3,2%) la Cina sembra costretta a dover ricorrere allo sviluppo del mercato interno, stimolando i consumi dei Cinesi …. quindi ok con le politiche fiscali, ma l’esperienza di economie ormai mature ci dice che aumentando il potere d’acquisto aumentano anche le istanze civili e democratiche, la piramide di Maslow non è un’opinione … per cui il Partito si trova davvero di fronte ad un grande dilemma difficilmente risolvibile. Fine del commento personale.

Quindi fin qui tutto più o meno noto… quello che invece Xin “confessa” (e che solo facendo un po’ di conti potrebbe risultare evidente) è che la Cina – nonostante tutti questi primati – continua  ad avere un’arretratezza “inerente”: secondo le stime l’economia cinese (in termini di PIL) supererà presto quellla USA in termini assoluti, ma il suo PIL procapite resterà sempre più basso.

Qui il punto è come continuare ad alimentare la crescita in modo da innalzare davvero gli standard di vita dei Cinesi, e non ampliare il divario ricchi-poveri. A questo punto la “retorica” occidentale che si materializza in aula è quella dell’impossibilità di garantire a tutte le persone dei Paesi emergenti il nostro stesso livello di consumi / spechi / impronta ecologica … è brutto da dirsi, perché teoricamente tutti ne avrebbero lo stesso “diritto” (all’inquinamento ??), ma necessario visto che abbiamo 1 solo pianeta (e qualcuno ha già calcolato che eventualmente ne occorrerebbero 3 !!).

Però Xin è incredibilmente “ottimista”: dice che è una questione di domanda e offerta, che finché ci sarà una domanda (crescente) “si troverà sempre il modo” di adeguarvi l’offerta; che questo pessimismo Malthusiano (ultimamente in gran revival dalle nostre parti) è stato finora sempre smentito dalla capacità e dall’ingegno umani nel trovare sempre nuove risorse e modalità sempre più efficienti di sfruttarle…. per cui non ha dubbi sul cammino senza limitazioni che attende il “celeste impero”.

Personalmente riconosco l’incredibile creatività della nostra specie, e magari è vero che non finiremo come gli abitanti dell’Isola di Pasqua, però credo che dipenda dalla capacità che avremo di sincronizzare il tasso di sviluppo con quello di innovazione …. e la Cina di oggi mi sembra pericolosamente un po’ troppo veloce.

Xin non lo ammette apertamente, ma quando proietta la slide con il riferimento alla politica del figlio unico (senza commentare), o quando dice che in Cina non si “potrà” né “vorrà” che il numero di auto per 1000 abitanti (oggi circa 350) raggiunga e superi i 750 degli States (ogni anno viene rilasciato un numero chiuso di nuove targhe), sembra proprio che anche il Partito si renda conto che “trovare il modo” debba necessariamente passare per un controllo attento della crescita. Da questo (mio) punto di vista sembrerebbe che il totalitarismo Cinese sia “indispensabile” al mantenimento dell’equilibrio del nostro habitat e per salvezza della nostra specie ….  buffo no ??!!

Martedì 24 settembre

Questa mattina c’è una lezione su “Human Resource Management in China: trend, challenges and opportunities” ….. mmhhh ….. qui il gioco si fa duro, questo è un argomento abbastanza scottante, strano che abbiamo deciso loro di inserirlo nel programma, ma magari avremo delle sorprese …

Intanto si parte subito parecchio bene, perché Ying Chen (la docente) ha lavorato alla Price Waterhouse a Bejiin e poi ha vissuto diversi anni in Germania tra studio e lavoro, per cui – oltre a parlare un perfetto american english privo d’accento, gestisce la sessione in modo interattivo, aperto e senza incomprensioni.

La prima parte però è dedicata ad un po’ di storia della gestione delle risorse umane in Cina, legata a tre differenti periodi che hanno visto radicali cambiamenti politici e strutturali del Paese, a partire dal 1949 anno di nascita della Repubblica Popolare Cinese:

  • 1949-1978 – Economia pianificata, tutte le imprese erano pubbliche, il governo centrale allocava le risorse in unità organizzative.  Le principali caratteristiche nella gestione delle persone erano:

–      Impiego a vita

–      Stesso lavoro e salari stabiliti da tabelle nazionali, indipendentemente dalla performance

  • 1978-2005 Periodo di transizione tra pubblico e privato

Il Governo, volendo attrarre capitali stranieri, ha dovuto in qualche modo autolimitarsi nell’ingerenza con le imprese private che creavano joint ventures in Cina (i primi rapporti sono con Taiwan… il resto è storia..). I sindacati, che tradizionalmente rappresentano il Governo in azienda, in questo caso sono molto indeboliti se non azzerati.

A questa “contaminazione” con il settore privato è seguita una massiccia ristrutturazione dell’apparato pubblico:  privatizzazioni, l’epocale ondata di licenziamenti degli anni ‘90 e l’introduzione di sistemi di incentivazione e carriera legati alla performance (il c.d. “balzo nel  capitalismo”).

  • Dal 2005 ad oggi

Nel 2008 è stata attuata un’importante riforma del lavoro; oggi la composizione pubblico/privato tra le imprese è quasi paritetica, con il primo settore (in diminuzione) a favore del secondo (in aumento).

A seguito di cambiamenti nella struttura economica (declino dell’agricoltura ed ascesa dell’Hi-tech) nasce l’esigenza di reperire profili professionali diversi, di fare formazione, di attrarre talenti …

Questa potrebbe sembrare una notevole opportunità di sviluppo “qualificato” ma, almeno per ora, i cambiamenti sembrano anche aver generato un notevole livello di disoccupazione.

Non ci aspettavamo certo che la Cina avesse un tasso di disoccupazione medio del 30% e del 16% tra i laureati !! Ying ci spiega che la forza lavoro ha difficoltà a superare il gap culturale capitalistico, gli studenti cinesi sono stati cresciuti in un sitema di “apprendimento passivo”, e c’è anche un notevole  disallineamento tra competenze sviluppate e quelle richieste dalle nuove professioni.

Ok, quindi proprio (o quasi) come da noi ! … però, l’abbiamo visto proprio ieri, l’anno scorso l’Eurozona ha avuto un tasso di crescita negativo, mentre la Cina continua a darsi obiettivi crescita al 7%, ma come è possibile ?

Mentre ascoltavo ho iniziato a pensare che forse è proprio la combinazione di questo “single goal” cui si auto-vincola il Partito ed il sistema autoritario di Governo (che può prendere decisioni ed implementarle) che può far pensare raggiungibile anche questo 7%.

Voglio dire, anche da noi ci sono problemi di disoccupazione,  gap culturale, crescita limitata, ma i nostri politici non si sono mai dati obiettivi così chiari e misurabili, qualsiasi dimensione economico / sociale sembra svincolata dalla loro responsabilità ed azione … il nostro Governo è caduto per il “caso” Berlusconi, non perché l’Italia era in recessione già da due anni !

In Cina, invece, ci stanno dicendo che il Partito farà tutto il possibile per mantenere il proprio obiettivo di crescita …. bisogna ammettere che la situazione è un po’ paradossale: ormai abbiamo capito che questo è un Paese capitalistico come i nostri (ha anche lo stesso sistema di tassazione), l’unica differenza è che qui c’è un unico partito senza alternanza perché non ci sono elezioni; mentre in Italia lo “spauracchio” di essere mandati a casa ad ogni tornata elettorale da votanti scontenti dell’andamento generale dovrebbe incentivare i nostri politici a implementare politiche che possano fare la differenza, e invece ….

In  effetti questo fare tutto il possibile in Cina è scritto nei piani quinquennali, che da una volta all’altra possono anche prevedere decise sterzate se le cose non funzionano, ma intanto Ying ci elenca una serie di misure già in piedi che – in questo momento di recessione occidentale – ci fanno quasi invidiare la popolazione cinese.

Tanto per cominciare Ying è andata a fare un master in Germania con un sussidio del Partito Comunista che regolarmente finanzia programmi di studio per (tanti) studenti cinesi all’estero, ma anche per studenti stranieri in Cina (!).

La disoccupazione è vero che c’è, ma i disoccupati vengono immediatamente inseriti in programmi di lavoro sociale, ricevono un sussidio finché non hanno un nuovo lavoro e sono assistiti (ed incentivati) per trovarlo o per diventare imprenditori.

Dopo una prima ondata di industrializzazione che ha visto la concentrazione (incentivata) della popolazione in aree urbane, il Partito ha preso atto dei conseguenti gli effetti negativi (abbandono delle campagne e conseguente emergenza alimentare, inquinamento, degrado, aumento del costo della vita, disoccupazione) ed ora sta implementando una redistribuzione più armoniosa sul territorio: si creano infrastrutture e servizi anche nelle aree rurali, si incentivano cooperative agricole, si finanziano parchi energetici etc. (Ying ci mostra una comparazione della stssa foto notturna satellitare scattata nel 2001 e nel 2010 dove dalle luci appare avidente una diversa concentrazione dello sviluppo).

Anche la politica del figlio unico (che personalmente condivido) ha l’obiettivo di influenzare uno sviluppo demografico in sostenibile (ma non facciamo così anche noi con la “pianificazione familiare” ?), e comunque è sempre possibile avere più figli adottandoli e questo mi sembra un bell’incentivo verso un più elevato livello di civilizzazione.

E’ vero che l’obiettivo è solo quello della crescita al 7%, ma mi sembra che in questo modo il Partito concorra indirettamente (e per davvero) anche al perseguimento dei “multi-goal” dei sistemi democratici che tuttavia sembrano un po’ “perdersi” in questa pluralità di buoni propositi.

Continuo a pensare … i nostri Paesi continuano ostinatamente a vincolarsi alla “democrazia”, anche se intesa solo come sistema politico (con delle elezioni ed un’alternanza), dal momento che anche nella nostra società da sempre tutte le altre organizzazioni sono di tipo gerarchico: dall’esercito alle imprese, dalla Chiesa alla scuola, fino alla famiglia. Però quando l’economia “tirava” da noi (ricostruzione post-bellica, rivoluzione industriale degli idrocarburi etc.)  i Paesi oggi emergenti erano in miseria, e così ci sembrava ovvio che il “segreto” stesse proprio nella nostra struttura democratica.

Ma oggi che la situazione si è capovolta, e che questa è proprio l’unica variabile rimasta, non c’è da stupirsi (e tantomeno da scandalizzarsi) se il leader del Partito Comunista Cinese Xi Jinping afferma che secondo lui la democrazia crea un ostacolo alla crescita.

Proviamo per un attimo ad immaginare l’Italia di oggi con un piano quinquennale (when)  legato ad un obiettivo numerico di crescita (what) e sotto- obiettivi economico sociali (how), redatto da una classe politica (who) che se ne auto-ritiene responsabile pena la propria decadenza !

Sembrerà anche provocatorio, ma questo è esattamente l’approccio capitalistico-manageriale di tutte le  imprese occidentali che voglio stare sul mercato e crescere con profitto e con la “remunerazione” (a 360°) dei propri stakeholders.

Oggi pomeriggio è previsto un tour culturale (le visite aziendali cominceranno domani) a due delle principali attrattive turistiche (cinesi) della città.

Il pulmino ci scarica al centro di un’enorme piazzale, davanti ad un’imponente costruzione stile tempio orientale (ovviamente rifatta, 1951-1954 … incredibile solo 3 anni !!): è la Great Hall of People, un complesso da 66,000 mq che include un auditorium (è un teatro circolare con platea e palchi su 5 piani come quelli occidentali, contiene 4200 persone) ed alcune gallerie d’arte …. mah… ci si poteva anche risparmiare, ma è ovvio che qui cerchino di valorizzare quello che hanno…

Dalla parte opposta alla piazza, un altro edificio altrettanto imponente, questa volta moderno e dal suggestivo stile architettonico (in effetti già meglio): è il Three Gorges Museum, il museo del progetto della Diga delle Tre gole !!

Ad oggi (inaugurata nel 2016, dopo 13 anni di lavoro) la diga idroelettrica più grande al mondo (2,3 km per 185 mt di altezza), chiamata anche la “grande muraglia del terzo millennio”, è una delle opere umane più citata e discussa:  come esempio di eccezionale capacità progettuale ed impiego di tecnologie avanzatissime; per gli incredibili investimenti (25 mila uomini impiegati e costi raddoppianti in corso d’opera, per un totale di 21 miliardi di euro);  come modello di impianto per energia “pulita” (32 generatori in grado di produrre 104 TWh / anno, pari al fabbisogno di 60 milioni di cinesi ad oggi dipendenti dal cabone per oltre il 70%);  perfino come setting per lo spettacolare film catastrofico “2012”; ma anche per le proteste che sin dall’inizio si sono levate per il grande impatto ambientale (il corso del fiume è stato deviato) e per “capacità implementativa” del Governo totalitario cinese (sono stati definitivamente sommersi molti villaggi, centri urbani e siti archeologici, comportando lo spostamento di 1,4 milioni di abitanti)

Le enormi sale mostrano (senza badare a spese) la ricostruzione dell’ambiente naturalistico delle Tre Gole (sono dei canyon sul fiume Yangtze), le fasi del progetto, gli stumenti, le apparcchiature etc.

Davvero incredibile !!

Mercoledì 25 settembre

La lezione di oggi “How to do business in China” è quella che forse avremmo dovuto avere per prima, magari al posto di quella sul sistema fiscale… ma ormai è acqua passata …

La docente è Yunying Fu, anche lei con esperienze all’estero in US (Washington) e in Europa (UK), meno male:  ci siamo accorti che alla fine facciamo fatica ad interagire con queste persone non tanto per limiti linguistici, ma piuttosto per questioni di mera comunicazione cross culturale, per cui concetti a noi chiarissimi non lo sono altrettato per chi ha un diverso “vissuto” (ho notato la stessa cosa con Jose, bambino adottato in Bolivia a 7 anni).

Quindi ok, anche oggi possiamo sperare di essere capiti quando facciamo le domande.

La lezione inizia con una specie di test, Yunying vuole capire quanto già sappiamo della cultura cinese e – nello stesso tempo – creare spunti di confronto.

Nessuno di noi riesce ad indovinare il colore portafortura per eccellenza… ma è il rosso ! (qualcuno ha detto giallo ma pare che questo fosse riservato solo alle persone delle dinastie imperiali).

Il rosso viene usato per gli abiti matrimoniali, per i festoni augurali, per le buste portafortuna (contengono soldi) che i nonni regalano ai nipoti in corrispondenza di una festa equivalente al nostro Natale, per gli abiti da indossare a fine anno (questa ce l’abbiamo anche da noi, ma non sapevo che fosse ereditata dalla cultura cinese).

I cinesi sono molto superstiziosi : ci sono situazioni che “portano bene” e altre che “portano male” e queste vengono seguite con attenzione da tutti i livelli sociali. Un filone riguarda il posizionamento e l’orientamento degli edifici (la porta deve essere verso sud) e dell’arredamento (mai sedersi con la porta alle spalle); un altro è sensibile ai numeri, ad esempio l’8 è buono perché la pronuncia in cinese significa anche soldi; per lo stesso motivo il 4 porta male (si pronuncia come “morte”). Anche qui, giocando a bridge qualcuno da noi sosteneva che il 4 fosse un brutto numero, ma non immaginavo né il motivo né la sua origine geografica.

I cinesi seguono anche una propria astrologia (viene dal Buddismo), ma i loro periodi non sono i 12 mesi lunari (i ns segni zodiacali) ma 12 anni solari che si ripetono 5 volte fino a completare il c.d. “secolo cinese” che dura 60 anni.  Ciascuno anno è identificato da un animale (topo, bufalo, tigre, lepre, drago, serpente, cavallo, capra, scimmia, gallo, cane, maiale) che dovrebbe attribuire personalità comuni a tutte le persone nate in quell’anno.

Il secolo cinese corrente è iniziato nel 1984, per cui ci troviamo nell’anno del serpente.

Yunyin (docente universitario) ci spiega che l’astrologia cinese viene molto utilizzata per la pianificazione familiare (il dragone rappresenta l’uomo, l’imperatore, il serpente la donna, la bellezzza, per cui in questi anni si cerca di concentrare le nascite secondo i propri desideri) e anche nell’assortimento delle coppie che vogliono sposarsi (ci sono animali compatibili, complementari, opposti etc.).

A questo punto è troppa la curiosità di vedere a quali animali corrispondiamo noi: io sono capra e Lorenzo è lepre….. dai rispettivi profili che trovo su internet non mi sembra che non vi sia tanta corrispondenza con le nostre personalità (invece in genere si tende a “ritrovarsi” in qualsiasi cosa…), ma pare che l’abbinamento sia “ottimo” per cui siamo a posto !

Finita la simpatica introduzione, Yunyin proietta un’enome mappa della Cina … concordo pienamente, la geopolitica insegna: per conoscere e capire un Paese bisogna partire dall’osservazione della sua cartografia.

La carta politica odierna risale al 1949, anno di nascita della Repubblica Popolare Cinese (la “nuova Cina”) che è sì gestita da un governo centrale, ma articolata una sistema di decentramento territoriale che vede (gerarchicamente) 22 provincie (+ 4 municipalità), 5 regioni autonome (tra cui il Tibet, invaso dai cinesi proprio dal ’49), 2 regioni amministrative speciali e 4 comuni.

In totale conta 1,3 miliardi di abitanti (si stima che il picco di 1,6 miliardi sarà raggiunto nel 2030) di cui il 70% dislocato nella aree del sud-est, mentre il resto del Paese è abbastanza spopolato ed “ostile”:  pare che solo il 14% del territorio sia vivibile (almeno con le tecnologie odierne)  e solo il 7% arabile (questi valori rappresentano quasi la metà di quelli USA).

Avevamo ci avevano già detto che Chongqing è una delle 4 municipalità (oltre a Beijing, Shanghai e Tianjin), ma non ci avevano fatto notare che si tratta dell’unica “inland”, ovvero situata nell’entroterra, le altre sono tutte nella zona costiera. Non è un caso, ma l’ennesimo esempio dell’economia pianificata cinese: la nuova municipalità fu creata con l’intenzione di favorire lo sviluppo economico delle regioni occidentali  e offrire una nuova sistemazione ai cinesi allontanati dalle zone interessate dalla costruzione della diga delle tre gole. Ah, ecco, ora c’è una “giustificazione” alla mia ignoranza: Chongqing aveva avuto la sua importanza in tempi antichi grazie alla sua posizione stragica (tra monti e fiumi), ma la moderna città è in prodotto artificiale delle strategie di sviluppo “armonioso” del Partito Comunista.

In effetti qui non ci sono costruzioni storiche (anche se credevo fossero state rase al suolo nel periodo della Rivoluzione Culturale), tutto è seminuovo, nuovo, in costruzione (parecchio) o addirittura ancora solo nei plastici visti lunedì al museo municipale.

Ora che abbiamo un po’ più di chiarezza sugli aspetti geopolici, Yunyin passa agli argomenti più soft del “doing business in ….”.

La Cina è una delle più antiche civilizzazioni, con una storia di oltre 5,000 anni; anche la sua cultura (come quella dei nostri Paesi) affonda le sue radici nella religione e nelle antiche filosofie, che nel caso orientale sono il Confucianesimo, il Taoismo ed il Buddismo, tutte antiche di 1500-2500 anni.

Con la “nuova Cina” del 1949 il Partito Comunista ha di fatto abolito tutte le religioni, ma nello stesso tempo tollera queste credenze e pratiche come  parte della “cultura tradizionale”. E’ anche vero che – almeno ad una nostra visione cattolica – non si tratta di vere e proprie fedi, ma di un complesso di precetti, etiche di comportamento, ricerca dell’armonia con la natura, regole del buon senso, che alla fine definirei religioni “laiche” (almeno dall’idea che mi sono fatta ascoltando Yunying).

Detto questo, oggi sembra che l’aspetto culturale da tenere in considerazione nelle relazioni con i cinesi sia quello della reputazione: nella famiglia ma anche nella vita sociale, “perdere la faccia” o essere umiliati è la cosa peggiore che possa capitare, per cui è molto importante mostrare loro il “dovuto rispetto” che nei casi di seniority (di grado gerachico ed età anagrafica) è ancora più critico. Questo inizia fin dal primo momento dell’incontro, quando bisogna porgere (tenendolo con entrambe le mani ) il proprio biglietto da visita (fronte retro per entrambe le lingue) leggibile dal lato del nostro interlocutore.

Per qualsiasi attività in Cina – professionale ma anche personale – sono determinanti le guanxi, le “relazioni particolari”, o connections …  ma la costruzione ed il mantenimento dei contatti è una questione di lungo periodo che richiede pazienza e dedizione … e allora di solito la scorciatoia utilizzata dagli investitori esteri è offerta delle joint-ventures con partnes locali (già dotati di un proprio network).

Credo che questi due aspetti (reputazione e relazioni) siano più o meno comuni a tutti i Paesi, anche se magari con sfumature ed implicazioni diverse; quello che invece a noi è risultato parecchio strano riguarda la reticenza dei Cinesi ad esprimere opinioni in modo assertivo: a fronte di una domanda sarà difficile ottenere un SI / NO, e in ogni caso ci verrà fatto tutto un giro di discorsi che sta a noi sintetizzare ed interpretare come riposta.

Dopo l’esperienza (e la fatica) di questi due giorni non abbiamo dubbi su questa caratteristica dei cinesi; ci viene spiegato che il motivo è la reticenza a volersi prendere delle responsabilità … però in tutto questo c’è qualcosa che non torna….. dal nostro punto di vista (occidentale) chiedere un’opinione significa per l’appunto mostrare rispetto e stima per una persona che dovrebbe quindi sentirsi onorata … e per quanto appena detto anche i cinesi sono parecchio sensibili alla cosa.

Oltre a questo, il sistema centralizzato sembra incarnare proprio il concetto di un vertice che decide per tutti (e quindi si espone e si prendere delle responsabilità); senza poi contare che un tale approccio comunicativo rende qualsiasi processo decisionale (e di conseguenza tutto il resto) estremmente lento e complesso, cosa apparentemente incompatibile con l’odierna immagine di una Cina pragmantica e veloce. Quindi la c.d. domanda che sorge spontanea è: ma come fanno ???

Tanto per cambiare (e per l’appunto) la risposta non arriva da Yunying … lei ci ha dà solo degli spunti con degli esempi, mi sa che devo arrangiarmi di nuovo da sola per ricostruire una possibile logica e spiegazione alla situazione.

Allora, sul primo aspetto non ho molte idee, ma credo che l’ambizione di una buona immagine possa essere scollegato dalla volontà / capacità di prendersi responsabilità individuali … anzi, a “voler pensare male”, accade spesso di incontrare (anche da noi) persone che prentendono grandi risultati con il minimo sforzo.  Se poi vogliamo entrare nel merito specifico dei cinesi, posso solo trarre ispirazione da quanto già visto in Russia: persone abituate a millenni ad essere gestite da zar/imperatori e poi da sistemi centralizzati non sono di fatto abituate a vedersi responsabili del proprio destino e sono ancora oggi poco propense a vivere questa “opportunità”.

Per quanto riguarda il sistema verticistico, a pensaci bene qui non c’è mai “l’uomo solo al comando” a decidere, ma il Partito … all’interno del quale (ci è stato “confessato”)  processi decisionali spesso prevedono la votazione pur di non far esporre il singolo (ma siamo in democrazia ??) … poi non dimentichiamo che in Cina c’è la pena di morte, e già questo potrebbe fare da “comprensibile” deterrente verso la nobile attitudine alla responsabilità.

Infine, con una popolazione di 1,3 miliardi di persone a disposizione, anche se c’è parecchia inefficienza (e l’abbiamo vista…. qui il pensiero ricorrente è che vi siano “ampi margini di miglioramento”, ci sarebbe da aprire una società di consulenza di organizzazione aziendale) le cose vanno avanti velocemente per forza, senza dimenticare il  Partito “fa tutto il possibile” per il raggiungimento del “numero magico”.

Oggi pomeriggio inizia il nostro primo giro di visite aziendali: cominciamo dalla Chongqing Salt Industry che si trova parecchio fuori città (quasi due ore); dobbiamo partire presto e per questo niente “pranzo di rappresentanza” ma “razione k” (le scatole di plastica che danno anche in aereo) in una sala riunioni, su una tovaglia fatta di fogli di giornale stesi e con posate di plastica. Fra l’altro è tutto piccantissimo, anche il riso bianco, e così finisco per mangiare pochino ….

La Chongqing Salt (aziende pubblica) fa proprio sale, quello da cucina per intendersi, qui siamo all’industria di base … chissà come sarà “interessante” …  e invece resto stupita, perché oggi imparo che il sale non viene distillato solo dall’acqua marina, ma può essere estratto anche da apposite cave nel terreno !  (in effetti mi stavo chiedendo che ci facesse qui quest’azienda a migliaia di km dalla costa …. diciamo che mi è stata evitata una domanda stupida)

Ma a parte questa informazione illuminante, la visita è davvero deludente: ci fanno vedere da lontano un nastro trasportatore con a materia prima fumante; poi entriamo nella “sala di controllo” delle macchine (due addetti osservano tutto il giorno il monitor per catturare eventuali messaggi di errore … forse i sistemi di alert non sono stati ancora inventati, o forse c’è da creare posti di lavoro); infine ci radunano in una sala riunioni dove vediamo un presentazione in cinese e facciamo fatica ad immaginare domande che possano avere un valore aggiunto alla cosa.

Foto di gruppo di rito davanti allo stabilimento (sotto la bandiera rossa del Partito) e poi rientro in città nel traffico dell’ora di punta serale.

Dopo il pranzo frugale (o il digiuno) di oggi siamo davvero affamatissimi  e non vogliamo correre rischio di non mangiare anche stasera, così evitiamo le specialità cinesi locali (pare che il piatto forte sia l’”Hot Pot”, che già dal nome è tutto un programma) e andiamo al lussuoso ristorante Tailandese che c’è nel mall attaccato al nostro albergo dove per meno di 10 Eur a testa facciamo la miglior cena di questa settimana (a saperlo prima …).

Giovedì 26 settembre

L’argomento del giorno è “Stated-owned Companies: Development, Reform & Leadership” … si comincia ad entrare nel vivo dell’entrepreneurship Cinese !!

Peccato che il nostro docente ha deciso di farsi aiutare da un traduttore …. abbiamo capito che qui tutti questi personaggi conoscono l’inglese, ma non vogliono correre il rischio di “perdere la faccia” … ma in questo modo per noi è faticosissimo.

Come già visto per l’HR management, i diversi momenti l’imprenditoria industriale cinese sono legati ai soliti periodi di storia recente, e comunque qui sembra che tutto abbia avuto inizio nel 1949, con la nascita della Repubblica Popolare Cinese, ma cosa c’era prima ???

Non posso fare a meno di interrogare Wikipedia in merito:  l’ultima dinastie imperiale è stata rovesciata nel 1911 dalla Repubblica di Cina (pare sponsorizzata dalla Russia) che ha retto fino alla IIa guerra mondiale, quando il Paese è stato sconfitto dall’Impero del Giappone ( e se la deve essere legata parecchio a dito … ).

1949-1978 – Centralizzazione e Pianificazione

Nessuna distinzione tra Governo ed imprese che di fatto erano semplici unità produttive dello Stato per il quale producevano (senza pagare tasse) con un ottica di allocazione top-down.

1978-2002 – Transizione verso il socialismo di mercato

Periodo della decentralizzazione di poteri e profitti, apertura, transizione verso il sistema privatistico.

L’ho già sentita questa storia, ma ora mi chiedo: cos’è successo nel 1978 ? Perché ad un certo punto la Repubblica Popolare Cinese ha deciso di rinnegare le proprie ideologie ed aprirsi al modello capitalistico occidentale ??

Questi sono gli anni immediatamente successivi alla crisi petrolifera, quando l’economia ricomincia a tirare ed in Europa e Stati Uniti si consacra defitivamente il modello capitalistico di mercato che poi (si ritiene) farà da volano al boom degli anni ’80… quelli della “Milano da bere” …

Pare che invece la Cina stesse attraversando il suo peggior momento dal ’49, che ad un certo punto il Partito si è reso conto della necessità di un cambiamento radicale per il Paese … e quindi – con l’esemplare pragramatismo che ancora sembra guidardo – si è guardato introrno sullo scenario mondiale ed ha deciso di “copiare” il benchmark del momento.

Davvero suggestiva questa cosa che la “tradizione” cinese della contraffazione (oggi più che altro di borse e accessori) sia nata proprio da questa capacità di osservare “gli altri” ed ed adottare tutto quello che sembra migliore…. se non altro è un gran segno di umiltà, diametralmente diverso da altre culture che vogliono esportare le proprie teorie politiche e macroeconomiche.

Ok, quindi in questo periodo nasce il settore privato / semi-privato cinese, con tutta una serie di riforme che riguardano il sistema fiscale, l’organizzazione aziendale (management), la decentralizzazione, l’apertura ad investimenti esteri e modalità diverse di controllo da parte dello Stato centrale.

Nel 1992 nasce a Shanghai la prima Borsa titoli cinese.

L’apertura al mercato implica anche un diverso approccio industriale: da product oriented a market oriented, ma la carenza di competenze in merito non ha rappresentato un problema in un contesto di esasperato eccesso di domanda.

La ripresa ed in grande sviluppo di questi anni sono anche aiutati da un’enorme pool di manodopera a basso costo e dalla conseguente delocalizzazione di molte imprese occidentali e giapponesi.

In effetti tutti si chiedono cosa succederà quando i salari inizieranno ad aumentare …… io credo che vedremo questo in concomitanza con un incremento dell’efficienza (per cui i costi complessivi non dovrebbero cambiare molto) che tuttavia genererà disoccupazione ……. ma sembra che la pianificazione del Partito l’abbia già messo in conto con la politica del figlio unico che tra qualche anno dovrebbe ridurre drasticamente il numero dei giovani in cerca di lavoro.

2002 ad oggi – Il settore privato le “stated-owned enterprises” (SOEs)

Non è del tutto chiaro cosa sia cambiato esattamente nel 2001, anche perché le fasi storiche viste per l’HR management vedono chiudersi il periodo di transizione nel 2005…

Nel 2001 la Cina ha fatto ingresso nel WTO, World Trade Organization, ma forse non è questo, in ogni caso è in questo periodo che la Repubblica Popolare Cinese ritiene di aver completato il proprio periodo di transizione ed essere quindi entrato nella storia economica presente.

In ogni caso oggi l’economia è davvero mista, con aziende pubbliche, private locali e joint ventures con investimenti esteri.  Inoltre, le imprese di proprietà pubblica non hanno più il controllo diretto dello Stato, ma sono lasciate ad una gestione professionale (management) decentrata, pur sotto la guida dell’apposita “State-owned Assets Supervision and Aministration Commission” del PRC (perché di fatto queste imprese devono comunque operare in linea con la politica economica governativa).

Negli ultimi anni sembra esserci un ampio dibattito circa la reale efficienza di queste SOEs, anche solo per le loro mastodontiche dimensioni : nel 2008 erano 154mila, rappresentando circa il 3% del numero complessivo delle imprese ma il 30% del totale del capitale investito nei settori secondario e terziario …

Poi il fatto di non adottare sempre criteri di mercato è un potenziale problema in presenza di capitali (privati) stranieri, e il sistema di comp&ben del management (allineato più al comparto pubblico che a quello privato) apre questioni di incentivazione, retention ed engagement.

Faccio abbastanza fatica a capire come possano essere queste realtà, ma mi piace questo continuo volersi rimettere in discussione del Partito: un modello di politica economica implementato da pochi anni è già in discussione e magari sarà abrogato nel prossimo piano quinquennale per lasciare spazio ad altre misure ritenute più adeguate per il presente.

In ogni caso sembra che – almeno all’inizio – l’esperimento delle SOEs abbia dato ottimi risultati in alcune aree, come nel caso di Chongqing, dove pare che abbiano fatto da volano all’incredibile sviluppo di tutta la municipalità che ancora oggi ha un tasso di crescita del GPD intorno al 15% (più del doppio del target nazionale).

Qui il tutto sembra avvenuto a partire dal 2003, con l’implementazione di  un pacchetto di riforme economiche basate sulle SOEs in merito a:

  • Risorse di base e infrastrutture
  • Gestione dei terreni, introducendo strumenti imprenditoriali e finanziari.  Operando sui differenziali di produttività e di valore, la terra pubblica diventa uno strumento di finanziamento es. di opere infrastrutturali: il governo vende o affitta lotti di terreno e con i proventi investe es. nella costruzione di ponti e strade.
  • Proprietà intellettuale
  • Finanza e capitali, in particolare: le banche rurali (inefficenti e poco gestibili in termini di rischio, a causa della loro “località”) vengono trasformate in banche commerciali; si implementano strumenti per l’attazione di capitali stranieri (il tasso d’interesse medio è oggi intorno al 6%); si smaterializzano i terreni (Yufu Model); si riequilibra il mix di capitali tra i vari settori secondo la regola del “433” (40% finance/bank, 30% infrastructure, 30% industrial/commerce (era il 60%));  pulizia di titoli “tossici” (in pratica entambi assorbiti e “metabolizzati” all’interno delle SOEs)
  • Investimenti (Eight Investment Groups Model), creando SOEs per i settori strategici; in questo caso holding finanziarie che adottano particolari standard contabili e di valutazione per la razionalizzazione e la riduzione del rischio degli investimenti , ma anche per eventuali “salvataggi” (ristrutturazione del debito di aziende in crisi con relativi structural adjustements).

Altre specifiche SOEs vengo dedicate ad acquisizioni di attività (e terreni) all’estero.

Interessante questa cosa di smobilizzare il valore della terra per finanziare infrastrutture, da noi in genere si ricorre al classico “indebitamento pubblico”  … ma allo stesso tempo questo suona un po’ strano visto che si parla della Cina dove – come ci hanno confermato – tutti i terreni sono una risorsa scarsa, tanto che già da anni il Governo (per scongiurare emergenze alimentari) conduce operazioni di acquisto di enormi superfici in Stati (Sovrani) esteri … si chiama land grabbing ….

(ma anche in questo caso, dietro mia specifica domanda, capisco che anche lo smobilizzo dei terreni rappresenta una misura della quale è già nota la transitorietà … poi si cambierà cercando qualcos’altro..).

Nel 2007 è Bo Xilai il presidente del partito nella municipalità di Chongqing, e gli incredibili risultati ottenuti con questo pacchetto di riforme lo rendono campione della “nuova sinistra cinese”. Ma l’utilizzo di metodi discutibili nella sua campagna anti-corruzione ed una personalità forse troppo individualista, egocentrica ed eccentrica (per la Repubblica Popolare Cinese) lo mettono fortemente in discussione all’interno del Partito, fino al suo “famoso” (la notizia è incredibilmente arrivata anche in Italia) arresto con l’accusa di corruzione, abuso di potere, favoreggiamento, e conseguente condanna all’ergastolo (2012). Insomma, via, e io che dicevo che questa città era del tutto sconosciuta, invece proprio l’anno scorso è stata alla ribalta mondiale per uno degli scandali cinesi più eclatanti dall’inizio della Repubblica Popolare !

Oggi pomeriggio seconda visita aziendale alla Chongquing Pump Industry; siamo subito rassicurati: lo stabilimento è vicino, e niente “razione k” !

Dopo l’industria di base (il sale), ora siamo alla meccanica: la Pump Industry (stated-owned enterprise) è una specie di Nuovo Pignone al secolo GE Oil & Gas cinese e opera a livello internazionale nel settore delle pompe industriali per qualsiasi applicazione (anche centrali nucleari).

Lo stabilimento è un campus costituito da edifici moderni … potremmo essere a Birmigham o a Pomezia, se non fosse per le due tradizionali lanterne rosse che penzolano sopra l’ingresso, dalle parti di un grande banner a led sul quale scorre il benvenuto che l’azienda rivolge alla nostra delegazione EMBA.

Qui parlano in inglese, anche il video introduttivo è disponibile in più lingue e anche la discussione al tavolo riunioni è senz’altro più interessante (non fosse altro per la tazza di caffè fumante che ci fanno trovare ad ogni posto !).

Stasera rientriamo presto, ma dobbiamo cenare in fretta perché alle 19:30 verrà a riprenderci il pulmino per il giro in battello sul fiume. Effettivamente Chongquing, “la Chicago sul fiume Yangtze” (il più lungo del mondo, 8000 km tutti in Cina, viene in mente le lezioni di geografia ..) ha uno skyline imperdibile se visto all’acqua.

L’imbarcadero è abbastanza vicino al nostro albergo (alla fine avremmo potuto venierci anche a piedi), il sole sta tramontando e già inizia lo spettacolo dei miliardi di luci della citta e delle navi (qui attraccano anche quelle da crociera fluviale). Il “giro” (in realtà un semicerchio intorno alla punta della city) dura circa un’ora e vale davvero la pena perché offre una prospettiva delle incredibili architetture di questa città davvero unica.

Venerdì 27 settembre

Ultimo giorno di scuola ! Non ci posso credere che è già finita questa settimana, è davvero volata !!

Dopo aver visto il “Doing business in China”, oggi passiamo al “Doing Business in Chongqing”, che poi sembra essere il principale obiettivo dei nostri ospitanti …. ho come la sensazione che anche la nostra presenza qui come EMBA delegation rientri in qualche modo in quel “fare tutto il possibile” nel perseguimento della crescita del GDP al 7% !

Fra l’altro qui a Chongqing l’obiettivo è ancora più ambizioso, visto che – come ci hanno detto ieri – la municipalità viaggia già al più del doppio.

Anche l’oratore di oggi (un professore dell’Università) decide di farsi tradurre e inizia con una panoramica della città degna di una guida turistica: dati topografici, infrastrutture, attrattive culturali, cucina locale …. e tutti i principali indicatori economici dell’incredibile sviluppo di Chongqing negli ultimi 10 anni.

La parte più interessante però comincia quando il focus si sposta sul futuro: in parallelo al Piano quinquennale nazionale, la Municipalità si è data i propri obiettivi di sviluppo:

a)   Economici

–  crescita del GDP +12,5%, con un GDP pro-capite olte 8,000 $

–  raddoppio del fatturato industriale e incremento di quello commerciale

b)   Sociali

–  tasso di urbanizzazione al 60%

–  creazione di 1,5 milioni di nuovi posti di lavoro nell’area urbana

–  copertura forestale al 45% del territorio

–  incremento del 75% del reddito netto disponibile della popolazione urbana

–  raddoppio del reddito netto disponibile della popolazione rurale

–  spazio abitato (residenti urbani) minimo 35 mq2 procapite

–  copertura assicurazione medica all’80%

–  coefficiente di Gini a 0,35

Il coefficiente di Gini, che mostra il livello di disuguaglianza di reddito in un Paese: va da 0 a 1, dove 0 all’uguaglianza perfetta (ognuno ha lo stesso reddito). E’ interessante in termini relativi tra Paesi (es. l’Italia nel 2000 era a 0,36) ma anche per comparare nel tempo l’efficacia di certe politiche economico-sociali (es nel Brasile di Lula ). La Cina era a 0,447 nel 2001.

Non si tratta quindi solo del “numero magico” del GDP, ma di in piano di sviluppo “armonico” …. forse è vero che la crescita del prodotto interno lordo (senza guerra civile) è possibile solo con un approccio di tipo olistico per cui c’è da ben sperare…. e comunque già l’aver messo nero su bianco obiettivi misurabili è davvero notevole (specialemente per noi …).

Per il perseguimento di questi risultati (e diventare il principale polo del business Occinentale, una specie di “west coast” cinese) la Municipalità prevede tutta una serie di strumenti (ristrutturazioni industriali (le SOEs viste ieri), infrastrutture) e riguarda i principali settori di

–  Industria “tradizionale”

–  Treni (come quello fornito alla metropolitana di Parigi)

–  Auto e moto (ci sono diverse aziende cinesi che producono mezzi con propri brand, al momento il mercato di sbocco prevalente è nelle aree rurali per via del prezzo ridotto vs marche internazionali)

–  Chimica di base (nel 2011 il Governo Cinese ha approvato il progetto per un impianto della tedesca Basf)

–  Industria “avanzata”

–  ITC (a nord della città c’è un importante area tecnologica con una capacità produttiva di PC e Laptop tra le principali al mondo; l’idea è di espandere ulteriormente la produzione (oggi prevalentemente assemblaggio di componenti importati da EU e USA, ma ancora per poco…) e di fare leverage su un enorme datacenter ad elevata connessione per sviluppare i servizi di cloud computing … una volta che sarà risolta la questione delle limitazioni oggi imposte alla navigazione su Internet dalla Repubblica Cinese)

–  Sistemi di risparmio energetico e auto ad alimentazione alternativa (ibridi)

–  Sistemi di protezione ambientale (tecnologie per la gestione dell’inquinamento, riciclaggio, inceneritori etc.)

–  Sistemi  di generazione elettica (eolico, fotovoltaico) ed apparecchiature illuminanti

–  Nuovi materiali

–  Farmaci biologici

–  Servizi

–  Banche (accogliendo i principali attori di livello mondiale)

–  Istituzioni finanziarie innovative (sviluppo dei listini di Borsa, incremento di investimenti esteri, joint ventures, private equities, venture capital)

–  Stumenti finanziari “di mercato” (es. credito al consumo)

–  Turismo (facendo leva sulle peculiarità di Chongqing, come grande centro di business a poca distanza da siti culturali e naturali (es. l’area delle Tre Gole).

In ogni caso stupisce ancora (favorevolmente) vedere nelle presentazioni le parole “experiment policies”… i Cinesi sperimentano continuamente, e quello che non funziona lo cambiano per sostituirlo con qualcosa di meglio “copiato” da altri Paesi … in barba a qualsiasi ideologia ! (che invece sta strangolando l’Europa).

Quindi … altro che cinesi esportatori di magliette !!!!!!   Questi fanno davvero sul serio, e sicuramente non badano a spese: con una valuta artificialmente svalutata (gli US sono arrivati addiritura a considerarla alla stregua di un’offensiva bellica) e una bilancia commerciale in surplus per tanti anni (ma a rischio per il futuro a causa della crisi mondiale), i soldi non sanno dove metterli e cercano disperatamente occasioni di investimento per non farli svalutare.

Chiedo al nostro oratore che ruolo giochino in tutto questo progetto di crescita le SOEs: lui lì per lì neanche capisce cosa sono e poi mi dice che ora tutto è tutto gestito da imprese private cinesi o in joint venture con capitali esteri.

In partica le SOE hanno svolto egregiamente la loro funzione durante la “prima ondata” di sviluppo di Chongqing, ponendo basi industriali ed infrastrutturali, ma seguendo linee guida del Governo centrale e perseguendo obiettivi non sempre di mercato (in occasione di alcuni disastri naturali le SOEs hanno operato anche come forza di polizia). Oggi – è confermata la mia sensazione di ieri – questi apparati potrebbero rallentare il “nuovo sviluppo” ….. e quindi si cambia !

La nostra ultima visita aziendale è alla NVC Lighting Technology Corp. (http://nvc-lighting.com/ …. obbligatorio andare sul sito a vedere !) multinazionale cinese operante nel settore dell’illuminotecnica con esportazioni e presenza diretta in tutto il Mondo, in particolare nei Paesi emergenti, ma anche US, Canada ed EU (ad eccezione dell’Italia….).

In pratica in questi tre giorni abbiamo “risalito” la scala dei settori merceologici, partendo dall’industria di base (sale), poi meccanica e ora progettazione/elettronica; francamente avremmo preferito partire da un gradino più in alto e magari concludere con una visita all’area tecnologica a nord di Chongqing dove si producono computer, ma purtroppo ci siamo limitati ad inserire il suggerimento nella scheda di feed-back di questa int’l week.

Lo show room dove ci accolgono è in un’elegante palazzina lungo il fiume (nei pressi di un ponte futuristico), accando al salone Ducati Motor Cina. Veniamo microfonati (per la traduzione in inglese) e fatti accomodare in un bellissimo ambiente che sprizza tecnologia e profuma d’innovazione.

Secondo i “nostri” tecnici (diversi ingegneri tra noi) questi prodotti non rappresentano proprio l’ultima frontiera dell’illuminazione, sta di fatto che la NVC ha illuminato l’Expo di Shanghai, i Mondiali di Calcio in Sudafrica, le Olimpiadi di Londra del 2012 e la catena di hotel Sheraton in giro per il Mondo.

Tutto questo facendo concorrenza alla Philips (main competitor) sul prezzo (ma neanche poi tanto, per preservare il livello di qualità fornito e percepito) ma anche implementanto politiche di Corporate Social Responsability nei confronti dei propri dipendenti (feste e gite annuali, ultimamente hanno sponsorizzato la produzione del film su Confucio).

A proposito di Sheraton, dopo il tour tra lampade, ambienti illuminati ricostruiti e giganteschi pannelli fotografici, ci imbarchiamo insieme a loro sul nostro pumino per andare agli uffici della NVC, che per l’appunto si trovano al 26° piano di una delle due torri dorate dello Sheraton Chongqing (wow !!)

Lì c’è la solita presentazione di “propaganda”, anche se in inglese e di livello qualitativo decisamente più elevato … ma anche oggi tutte le nostre domande cadono un po’ nel vuoto, anche a me di fatto non rispondono quando gli chiedo per quale ragione ritengano l’Italia un mercato “poco attrattivo” … peccato, sarebbe stato interessante sapere come ci vedono da fuori).

Oggi giornata davvero lunga: dopo la NVC il pulmino ci porta direttamente al Tiandi, un outlet / villaggio di extralusso dove la scuola ci ha organizzato la cena cerimoniale di addio al ristorante Carat lina ….una specie di nouvelle cuisine cinese in un contesto architettonico strepitoso.

Qui ci aspetta Liu Xin, direttore del SEBA e amante dei brindisi internazionali ! Anche stasera non si smentisce, dopo aver finito la cassa di vini australiani (che ci ha accompagnato nel pulmino), dichiara che la serata sarà ufficialmente terminata solo quando si sarà dato fondo anche a quella delle birre…

Con lui fa c’è anche il Direttore della Facoltà di Economia dell’Università (se non ho capito male) che lo affianca nella consegna dei diplomi e nel discorso di rigraziamento e saluto con l’auspicio che noi possiamo presto fare davvero del business in china.

Tra saluti, sorrisi e strette di mano e battute global-goliardiche ci regalano anche le polo ufficiali del SEBA … ovviamente le indossiamo subito (sui nostri vestiti) e l’ultima nostra foto di gruppo sembra (quasi) professionale !

Sabato 28 settembre

Oggi “giornata libera”, come in tutti i viaggi organizzati che si conviene … avremmo anche potuto partire oggi come qualcuno dei nostri compagni, ma avendo il programma della scuola tutta la settimana avevamo pensato di tenerci questo giorno per qualche giretto extra per la città. Ad avere avuto più tempo e soldi sarebbe stato ancora meglio (parecchio) fare uno scalo a Shanghai sulla via del ritorno …

Intanto questa mattina facciamo con calma ed è davvero una benedizione: io per tutta la settimana ho avuto  problemi di fuso orario, per cui occhi spalancati fino alle 2 e sveglia “nel mezzo della notte” con grossi problemi a carburare fino a mezzogiorno.

Il buffet dell’hotel è aperto fino alle 10 e così ci diamo appuntamento per la colazione con i pochi rimasti: Vladimir il russo ed i sudafricani che però partono subito in mattinata. A proprosito, gli altri due russi poi non sono mai più arrivati, avevano perso (o cancellato) il volo di il primo giorno ma quello successivo era a metà della settimana e così hanno rinunciato e rimandato all’anno prossimo.

Credo che – come spesso accade – siano le colazioni il pezzo forte dei buffet alberghieri, ce n’è davvero per tutti i gusti; io fin dal primo giorno mi sono affezionata ad un menu sino-europeo che certamente rimpiangerò (non scherzo): riso alla cantonese, involtini primavera, yogurth, macedonia, succo d’arancia e caffè.

Oggi in effetti sarebbe stato da andare a fare qualche giro “fuori porta” (c’era una delle Tre Gole abbastanza vicina, alcuni siti archeologici dell’epoca imperiale, un tempio sulla montagna che sovrasta la città etc.) ma siamo abbastanza stanchi e decidiamo di restare per qui.

Così, dopo un vero caffè espresso al chiosco della Lavazza che c’è davanti all’hotel, noi quattro (c’è con noi anche il russo) andiamo di nuovo al all’Hongya Cave, il mall tematico dell’artigianato, ma questa  volta con il preciso intento di acquistare (al meglio) i nostri souvenir.

Alla fine della “battuta di shopping”, conclusasi con notevole soddisfazione per tutti noi, vogliamo restare qui a pranzo e ci farebbe piacere mangiare di nuovo Tai, ma dopo un po’ di scouting gastronomico optiamo per un …. Tex-Mex !!  Quindi cucina messicana, per me nacios con pollo, formaggio fuso e panna acida (buonissimo !!!) … tanto io la mia razione quotidiana di cibo cinese me la sono già fatta.

Sulla via del ritorno in albergo ci fermiamo in diversi negozi di telefonia a vedere ultimi arrivati in casa Apple:  qui (e in US) è appena uscita la serie 5 (pare che ne abbiano venduti 9 milioni nella prima settimana) mentre da noi arriverà solo a metà dicembre. I prezzi non sono propriamente “cinesi”, ma si sa che la Apple non fa sconti a nessuno (casomani arrotonda verso l’alto come nel cambio tra dollari ed euro), avrebbe senso acquistarlo qui ora solo per “sfoggiarlo” in Patria con 2 mesi di anticipo; Vladimir ne compra 3: uno bianco, uno nero ed uno …. ORO ! (è proprio russo ..)).

In questa settimana avevo lanciato l’idea di andare una sera al casinò, giusto per vedere un po’ di folklore locale, ma ci era stato detto che in Cina sono illegali, che bisogna andare a Hong Kong o Macao (fa un po’ film anni ’70…). Però Ahmet, il turco della nostra compagnia aveva raccolto informazioni dai suoi canali locali (Alì, un suo connazionale che fa il gelataio in un chiosco di davanti) e ci aveva assicurato di aver trovato un posto dove giocano a roulette, black jack etc. ma che bisogna andarci presto perché il tutto finisce alle 21:30.

Nessun problema (anzi !), andiamo a cena al Tai (ormai ci avevamo fatto la bocca..) dell’altra sera alle 18 e poi alle 19 di presentiamo da Alì che ci aveva promesso di indicarci la strada: lui è indaffarato, ma molto gentilmente ingaggia un cinese che lavora lì con lui e gli da le indicazioni per”scortarci” fino a destinazione, dice a 10 minuti da qui.

Seguiamo il tipo in mezzo alla gente che affolla il centro per lo shopping del sabato, poi infiliamo in una stradina buia un po’ in discesa, a destra e a sinistra rigattieri ambulanti, sarte a cielo aperto e scorci su locali improbabili e molto sporchi: a 100 metri da qui c’è Luis Vuitton !!!

Però l’aspetto un po’ truce del posto ci fa pensare di essere vicini  alla “bisca clandestina” (.. speriamo di non aver esagerato nella ricerca di avventure locali) e continuamo a seguire il cinese finché non ci affacciamo su una strada del tutto familiare: siamo davanti l’Hongya Cave !! (quello dei souvernir di oggi). Non può essere possibile che sia qui … però a questo punto dobbiamo fidarci … e così arriviamo fino … al ristorante Tex-Mex !!  Il cinese parla con il gestore e poi insieme ci portano al Pub Irlandese lì accanto (sarà una joint veture J) dove alla fine c’è lo show down (giusto per restare in tema): non c’è alcuna bisca, qualcuno ha capito male, ma se vogliamo giocare a poker tra noi (e con discrezione) lì nel pub ci prestano le fiches.

Vabbè, niente casinò e niente gioco (il russo osserva che questa sera abbiamo sicuramente vinto, non avendo giocato… ) e visto che ormai siam qui ci rimettiamo al solito tavolo del pranzo  e prediamo da bere: birra Guinness e thè cinese al gelsomino. Poi sul menu vediamo la foto del narghile con una scelta infinita di gusti (c’è anche al cappuccino ..) e decidiamo di consolarci con una rilassante “fumatina” di shisha (vapore acqueo aromatizzato).

E mentre siamo lì a parlare del Mondo, non posso non fare a meno di osservare quanto sia paradossale la globalizzazione:  tre italiani e un russo in Cina, al tavolo del  ristorante Tex-Mex, a bere birra irlandese fumando all’egiziana e ascoltando musica country americana … bellissimo !!

 

 

 

 

EMBA Int’l week in Chongqing (China) – 20/29 settembre 2013ultima modifica: 2014-01-04T22:42:26+00:00da itnaim
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