EMBA Int’l week a Mosca (Russia) – 30 settembre / 9 ottobre 2011

Venerdì 30 settembre

Eccomi qui all’aeroporto di Firenze in attesa del volo Swiss che mi porterà a Zurigo e poi a Mosca. Incredibile, solo 4 ore di volo in tutto, il mondo sembra davvero sempre più piccolo.

anche questa combinazione aerea è stata una piacevole sorpresa: 1 solo scalo, nessun trasferimento a Roma o Milano, nessuna sveglia ad ore improbabili, ma un comodissimo volo alle 9:40 del mattino dalla mia città, con arrivo all’ora del tè nella capitale “sovietica” (ci sono 2 ore di differenza), costo “all inclusive” a/r 300 Eur !

Quest’anno è stato pieno di viaggi, ma finalmente questo è, come si dice, per “scopi personali”, ovvero … sono in vacanza !!

Messa così non credo che la cosa comunichi grande entusiasmo, ma il fatto è che da maggio 2009 tutti i miei viaggi sono stati solo di lavoro, e quindi questo mi sembra un vero “evento”.  Questa lunga astinenza vacanziera è dovuta alla mia scelta di intraprendere un ulteriore percorso formativo da aggiungere al mio curriculum, un EMBA, un corso “distance learning” di 14 mesi (sett 2009 – gen 2011) nel corso dei quali tutti i soldi se ne sono andati in retta scolastica e logistica (era a Bologna), tutti i giorni di ferie per frequentare i “residentials” ed il tempo libero …. per studiare !

Però devo dire che è stata una bellissima esperienza e che fra l’altro ha già prodotto (inaspettati) tangibili frutti: da giugno ho avuto una posizione europea (con promozione annessa) e quindi i viaggi si sono parecchio intensificati: proprio ieri sera sono rientrata da Francoforte, giusto il tempo di cambiare la valigia e questa mattina sono di nuovo qui !!!

Sì, ma che ci vado a fare da sola a Mosca all’inizio di ottobre ? (ci sono 9°…)

Vado a frequentare l’international week dell’Executive MBA, quello che si è concluso a gennaio scorso: Alma Mater Business School ha aderito ad un consorzio di EMBAs (Mosca, Rio de Janeiro, Miami) ed offre una settimana (facoltativa) mista in contemporanea in queste 4 sedi, per cui io mi troverò insieme a russi, americani e brasiliani (dall’Italia solo io, gli altri “volontari” sono andati tutti a Miami..).

Le settimane internazionali organizzate nelle diverse sedi sono tematiche, ed io ho scelto quella di Mosca perché si parlerà di “Oil & Gas e geopolitica dell’energia”, con un master in geopolitica questa proprio non potevo perdermela !!

A proposito, sarà davvero interessante trovarsi a casa dei nostri ex “parenti poveri” oggi protagonisti dello sviluppo mondiale (la Russia appartiene ai paesi emergenti, i c.d. BRICS), “noi” italiani e gli americani, provenienti da economie e società oggi in declino.

Chissà come si comporterà l’americano ospite del russo !! … siamo proprio post guerra fredda ..

A proposito di partecipanti, durante le comunicazioni logistiche erga omnes che abbiamo ricevuto in questi giorni dall’accomodation office del MIRBIS (la business school russa) ho avuto modo di farmi un’idea del profilo di alcuni miei “compagni”, in senso scolastico s’intende, precisazione richiesta dalla circostanza, ora che anche Nichi Vendola – quello di “Compagne & Compagni” per definizione – ha ufficialmente reso obsoleto questo appellativo per sostituirlo con il più globale “amici”.

Fra i nomi “illustri” vedo che dagli States ci sarà un Marketing di Pepsi-Cola ed un architetto che si occupa della logistica della catena Starbucks. Dal Brasile c’è un tecnico della Petrobrás, molte altre aziende non le conosco, ma saranno di sicuro dei colossi.  Si preannuncia quindi una settimana molto interessante, dentro e fuori dall’aula.

E in effetti una full immersion multiculturale a 360° è proprio fra gli obiettivi del programma: alternanza tra master lecturers e visite aziendali ed istituzionali. attività turistiche e momenti di inter-conoscenza del gruppo misto, come si dice in termini tecnici network building.

Il programma mi è arrivato solo 2 giorni fa, fino a quel momento mi sono basata su una draft che, a quanto ho capito,  rappresenta un sample di un formato standard che il MIRBIS riconfigura e confeziona per diversi tipi di offerta formativa / business. Sembra che siano davvero in molti che dal tutto il mondo sono interessati alla Russia, al suo way of business, alle sue scuole e imprese; e visto che siamo in regime di libero mercato (anche in Russia) il MIRBIS sembra essersi attrezzato per rispondere a tutti i tipi di esigenze in modo istituzionale, c’è proprio un dipartimento dedicato … una bella industria !! (qualsiasi comparazione con la situazione italiana sarebbe deprimente, l’unico alibi è quello della mancanza della “domanda”, in Italia ormai si viene solo per visitare i musei – quando sono aperti – e per andare al mare a Riccione o alle Cinque Terre” !!).

Il programma-tipo prevedeva attività fin dal sabato precedente la settimana di studio e quindi ho prenotato il volo per oggi; in realtà poi è venuto fuori che il kick-off ufficiale sarà solo domenica mattina alle 9 presso l’Holiday Inn, dove alloggiano tutti gli americani … se avevamo qualche dubbio…  🙂

Così ho pensato a come poter investire al meglio questo sabato “in solitaria” ed ho scoperto che anche a Mosca c’è il Sightseeing Bus, il tour sugli autobus rossi a due piani con auricolare con guida multilingue e la possibilità di salire e scendere nei diversi punti d’interesse nell’arco di 24 ore.

Secondo me questo è davvero l’approccio migliore per iniziare a conoscere una città, io l’ho cercato in ogni Paese (anche a Dubai ..), in genere inizio con un primo giro senza mai scendere (dura circa 2 ore), giusto per farmi un’idea, e poi decido dove fermarmi in base a quello che mi interessa o che mi ha incuriosito.

 

In genere è facile trovare questi bus in giro per la città ed il biglietto si può acquistare a bordo, ma Mosca mi intimorisce un po’ (sarà il cirillico, unico utilizzato per le indicazioni stradali ed i nomi delle vie) e quindi questa volta ho voluto giocare d’anticipo e muovermi in acque familiari per cui il biglietto per il tour di domani (partenza ore 10:30 di fronte al Teatro Bolshoi) l’ho già acquistato su Internet. Fra l’altro in questa occasione ho scoperto un sito (http://www.city-discovery.com/moscow/) che sembra appartenere ad un circuito internazionale (c’è anche l’app per iphone) specializzato nell’offrire servizi turistici accessori nelle principali capitali mondiali: sightseeing, visite guidate ai musei, escursioni e – molto interessante – anche il servizio di transfer da / per gli aeroporti.

Credo che quest’ultimo sia particolarmente utile se uno arriva magari molto tardi ed in posti dove l’affinità linguistica è bassa. Nel mio caso il transfer con auto privata dall’aeroporto Domodedovo (DME) all’alloggio in centro città sarebbe costato 60 Eur, è abbastanza ma ci avrei fatto sicuramente un pensiero  se non fosse che il MIRBIS include questo servizio nel suo pacchetto dell’Int’l week (e del resto ieri sera il taxi che dall’aeroporto di Peretola mi ha portato a casa a Fiesole ha voluto 52 Eur !!).

Quindi per questa sera dovrei essere a posto, all’aeroporto ci sarà qualcuno con un cartello con il mio nome (fa tanto VIP ! …. ) che imbarcherà il mio bagaglio pieno di piumini e maglie di lana (a Firenze ci sono 32°, non è stato facile fare la valigia, quando fa caldo non riesci a ricordarti com’è d’inverno..) e mi scodellerà davanti al Taganka Hotel & Hostel.

Quando viaggio per vacanza odio alloggiare negli alberghi, fa molto business o, peggio, sembra di essere in ospedale ! E poi sono tutti uguali, in tutto il mondo, che alla fine non sembra neanche di viaggiare ! L’agente turistico che mi ha fatto il visto d’ingresso per la Russia è  rimasto perplesso (e forse anche un po’ offeso) quando di fronte alla sua offerta di trovarmi un hotel gli ho detto che secondo me quelli erano i McDonalds dell’accomodation: tutti uguali, stesso standard, nessuna sorpresa etc…. in pratica si prima a restare a casa !

La mia soluzione di alloggio preferita è il B&B, ovvero – come dico io – “a casa della gente” … credo che sia l’unico modo per capire meglio un altro Paese da turisti, un po’ come quando si cerca di assaggiare la cucina locale (anche se c’è sempre l’italiano che cerca la pasta ad Abu Dhabi..).

I B&B a Mosca non sembrano così diffusi e oltretutto questa volta volevo trovare qualcosa che fosse vicino alla scuola, a walking distance, per cui avevo chiesto aiuto all’accomodation office del MIRBIS, ma – come temevo – mi sono state offerte solo sistemazioni del tipo Holiday Inn.  Allora ho cercato di arrangiarmi da solo su internet, anche per iniziare a familiarizzare con la mappa della città e sono riuscita a trovare questo posto che sembra essere un compromesso tra un hotel e un B&B (http://en.tagankahostel.ru/). Nella stessa location c’è un ostello studentesco (molti studiano al MIRBIS) ed una parte con camere singole con bagno .. spero di poter sfruttare le parti comuni per familiarizzare un po’ con i locali la sera quando torno. Dalle foto sembra nuovo e molto carino, i commenti sui vari siti turistici sono buoni e la sistemazione B&B in camera singola con bagno costa circa 74 Eur a notte. In realtà il vero prezzo finale dipenderà dal tasso di cambio, qui non siamo dell’eurozona, c’è il Rublo, e se situazione economico-politica di casa nostra continua come nelle ultime settimane, c’è davvero il rischio che un crollo dell’Euro faccia lievitare i costi di questa vacanza … grazie Mr Berlusconi !! Al momento, comunque, il tasso di cambio è 100 Rubli = circa 2,3 Eur, non si tratta di una valuta diffusa, e poi la mia banca è solo “virtuale” e quindi, come d’abitudine in questi casi, conto di prelevare contante al primo bancomat che trovo all’aeroporto, utilizzando il circuito della carta di credito.

Vediamo .. per ora sono in atterraggio a Zurigo, dove spero di trovare uno Starbucks per un “espresso solo” cremosissimo in un bicchierino di cartone griffato ! (ognuno ha le sue debolezze … ed io non so resistere al richiamo della sirena verde incoronata …).

Purtroppo niente Starbucks, ho attraversato buona parte dell’aeroporto ma dell’insegna verde nessun segno, ma forse in Svizzera non c’è  (non mi stupirei, insieme all’Italia forse siamo rimasti gli unici al mondo..); in compenso … swiss chocolate ovunque.  Il cielo di Zurigo è grigio, completamente coperto di nubi e nebbia, e quando scendo dalla navetta mi metto la giacca perché sento .. freddo ! (mi sa che dovrò farci l’abitudine..)

Volo Zurigo-Mosca, tanta gente (6 per fila) di tutti i tipi … all’imbarco mi guardo intorno ala ricerca di un po’ di folklore: molte ragazze biondissime (una con la felpa con la scritta I love N.Y.) e un solo evidente “oligarca” russo, almeno secondo i nostri stereotipi: vistoso gessato, mocassino a punta borchiato, cravatta con spillone … ora non si vede, ma ci scommetterei che sotto porta un bel catenone da 300gr di oro massiccio !!

Il volo (poco più di un’ora) è passato in un lampo a scrivere il diario di viaggio, ma adesso voglio leggermi un po’ di guida di Mosca (Mondadori) che ho acquistato insieme ad una mega mappa della città. Siamo nell’era tecnologica e francamente speravo di trovare più supporto high-tech per il turismo.

Consapevole di non conoscere altre parole in russo che DA e NIET ho scaricato una app con traduttore di parole (6,99 Eur) che tuttavia si è rivelata completamente inutile, visto che la traduzione dall’italiano viene fatta in cirillico, e non c’è la pronuncia vocale … forse dovrei leggere meglio le recensioni prima di acquistare una app ! Per cui, visto che mi sembrava educato e doveroso conoscere almeno la parola “grazie” ho trovato il modo di farmelo dire da un’amica: si dice SPAISIBA , o almeno questa sembra essere la pronuncia, poi la prima volta che lo sento magari “consolido”. Così eccomi in viaggio per la Russia con un bagaglio di conoscenza di 3 parole :-).

Ho anche scaricato una Guida di Mosca (mtrip travel guides) ma la mappa cittadina mostra i nomi delle strade di nuovo solo in cirillico e – nonostante la pubblicità sul sito – non è ben chiaro come / se funzionerà “off-line”, ovvero sfruttando il solo segnale GPS in assenza di un’utenza voce-dati locale. Per cui, just in case, meglio dotarsi anche della tradizionale guida cartacea, poi magari riesco anche ad acquistare una SIM di un gestore russo, ma è tutto da vedere.

Per fortuna la mappa che ho acquistato (il solito lenzuolo 1,5 x 2 mt che dopo la prima volta non si sa più come ripiegare ….), ma anche le sezioni della guida, mostrano il doppio nome delle strade (mi piace molto andare in giro per conto mio e questo era il mio “peggiore incubo”).

Ore 18 circa, l’aereo è atterrato Mosca: butto un occhio fuori e vedo che il cielo è proprio lo stesso di Zurigo, farà solo più freddo.

Aspetto il bagaglio e osservo – parecchio sollevata – che qui tutto è scritto anche in inglese, ma forse sarà solo perché siamo in un aeroporto ?  Ma mentre mi dirigo verso il controllo passaporti succede una cosa strana che mi fa sentire parecchio lontana da casa e dal mondo “civile” conosciuto: alle nostre spalle arriva una nuova ondata di passeggeri che si butta verso i desks dell’immigrazione come se noi non esistessimo ! Regola N. 1 di questo posto: non ci sono code, e anche se ci sono non vengono affatto rispettate, da come si comportano tutti questa sembra la prassi.

Resto un po’ scossa (sarà anche che a questo punto sono parecchio stanca …) e mi sento incredibilmente sollevata quando – al di là  della dogana – tra la folla in attesa vedo una ragazza con il cartello MIRBIS… quasi mi commuovo :-).

Ecco Tanya, laureata in lingue (inglese e spagnolo), insegnante, traduttrice, ma soprattutto neo-impiegata del dipartimento per i programmi internazionali del MIRBIS.  …. calza velata, tacco a spillo …  avevo letto sulla guida che in Russia si predilige un abbigliamento classico e formale in ogni occasione .. (rifletto pensando alla mia accoppiata felpa&Nike..).

In un parcheggio sul retro saliamo su un’anonima Peugeot 305 che sembra essere un taxi “privato” (di quelli fortemente sconsigliati se si è da soli).

L’aeroporto Domodedovo si trova a sud-est della città  e quindi non facciamo molta strada per arrivare al mio Taganka. Attraversiamo un bellissimo ed enorme parco (deve essere l’Izmajlovo) e poi ci troviamo a costeggiare la Moscova con una bella vista della city sullo sfondo: siamo al tramonto e lo skyline è molto suggestivo.

Il Taganka è davvero molto carino ed accogliente come sembrava dal sito. C’è una piccola lobby con reception, sala con televisione e angolo bar, ma il look e l’atmosfera sono proprio quelli da ostello; a fianco della “hall” c’è anche una bella cucina comune pulita e ordinata.  In generale lo stile ricorda molto quello Ikea … il Wi-Fi (gratuito) è ovunque, sia nelle aree comuni che nelle camere.

La mia è davvero confortevole, ha due letti, televisore piatto alla parete, aria condizionate e bagno con un’enorme cabina doccia a diamante (miscelatore niente male, scalda salviette etc.).  Provo subito tutti i vari collegamenti: in effetti le spine a 2 italiane vanno bene per queste prese (e il voltaggio è lo stesso), internet funziona benone e ne approfitto subito per fare qualche chiamata in Italia con Skype. A questo punto non credo che acquisterò nessuna scheda locale..

Mentre arrivavamo con il taxi avevo visto che proprio all’angolo c’era una specie di pub, così vado a vedere cosa posso mangiare … il mio stomaco non si aggiorna con il fuso orario ! Appena entro ho la sensazione di essere stata catapultata all’October Fest …. lo Starina Muller è in effetti un locale svizzero / tedesco, ci sono tutte le bandiere delle diverse città / cantoni e i camerieri vestono costumi che ricordano quelli tirolesi. Anche l’arredo (panche di legno etc.) e la cucina sono “tipici”; per fortuna che il menu ce l’hanno anche in inglese e con tanto di foto delle specialità (crauti, wurstel, stinco di maiale etc.). Ma la cosa più interessante è un gigantesco buffet al quale si può illimitatamente accedere al prezzo fisso di 7,99 Rubli bevanda inclusa, circa 20 Eur… una specie di “aperitivo” in salsa tedesca. Credo proprio che ci ritornerò, tra l’altro ho intravisto anche una cupola di coleslaw !!

 

Sabato 1 ottobre

Stanotte deve essere piovuto parecchio, la mia stanza ha il tetto mansardato e si sentiva battere … nonostante la stanchezza non è stato così facile addormentarsi con 2 ore di anticipo, mentre questa mattina al suono della sveglia … coma profondo !!!

Sono scesa a fare colazione nella “lobby”, c’è proprio l’atmosfera da ostello, tutti in maglietta (pigiama ?) e flip-flop, capelli arruffati, cellulare o laptop accanto al caffè e la televisione che spara il programma musicale di MTV.

Mi sono alzata presto nonostante il ritrovo per il giro turistico sia alle 10:30 perché ho bisogno di trovare un bancomat (all’aeroporto ho visto solo uffici cambiavalute), c’è da capire dov’è la metropolitana, da comprare i biglietti e, soprattutto, c’è da riuscire ad arrivare davanti al Bolshoi senza perdersi :-).

Olga, la ragazza che c’era ieri sera alla reception (buon inglese, e comunque al Taganka è scritto tutto in doppia lingua) mi ha detto che la fermata della metro più vicina è “Proletarskaja”, sulla linea numero 7 (ce ne sono 11 !) di colore viola … fiorentina.  

In effetti arrivo nella piazza con le insegne M in meno di 5 minuti, ma di bancomat neanche l’ombra: ci sarebbero alcune banche, ma oggi è sabato e sono chiuse, e sembra che non sia acceda neanche alla nicchia per le carte. Faccio praticamente il giro di tutto l’isolato, provo anche a chiedere ma qui l’inglese non lo parla nessuno.  Intanto il tempo passa ed inizio a temere di perdere il mio city tour .. alla fine desisto e decido di optare per un “contingency plan”: tornare al Taganka e da lì farmi chiamare un taxi che mi porti al Bolshoi e che accetti la carta di credito .. poi là, in zona “turistica” sarà sicuramente più facile trovare un bancomat. Mentre rientro incrocio Olga che sta “smontando”, le spiego la situazione e lei mi dice di tornare indietro insieme, che anche lei deve prendere la metro e che mi aiuterà a trovare un cash dispenser. In effetti in un angolo del labirinto della metro (solo in quella stazione ci sono tipo 4 o 5 ingressi ..) c’è una macchina attiva e finalmente posso prelevare 1000 Rubli (circa 25 Eur, dopo aver inserito la carta si può scegliere la lingua). Olga mi accompagna anche alla biglietteria e mi assiste nell’acquisto di una scheda magnetica a scalare da 5 corse (135 Rubli, ovvero circa 3,26 Eur; le schede non sono di taglio prefissato, viene caricato quanto richiesto, anche se per multipli ci sono sconti). Praticamente un miracolo !!!  … mi ero già vista parecchio male, e invece  .. 🙂

Questa mattina appena sveglia sono riuscita a trovare su internet una mappa interattiva di Mosca (http://engl.mosmetro.ru/flash/scheme01.html):  cliccando sulla stazione di partenza e su quella di arrivo ti mostra l’itinerario, anche se alla fine ho scoperto che per qualsiasi destinazione è richiesto al massimo cambio, davvero un’ottima rete.

Così da “Proletarskaja” ho visto che devo fare 3 fermate prima cambiare a “Kusnezkii Most” e da lì passare alla linea rossa (la numero 1) e scendere dopo una sola fermata a “Ochotnyj Rjad” dove c’è anche l’intersezione con “Teatralnaja”, ovvero l’uscita sulla piazza del Bolshoi.

A parte la pianificazione preventiva, per muoversi all’interno della metropolitana (direzioni, cambi, stazioni) l’app della guida di Mosca per iPhone è stata davvero utile (e funziona sul serio anche off-line), perché la mappa della metro ha doppi nomi (come sul sito interattivo), mentre una volta scesi là dentro sembra davvero di essere atterrati sulla luna ! L’unica scritta che ho dovuto memorizzare è “BbiXOA” che vuol dire “uscita”, perché qui non esiste la simbologia standard di sicurezza con la freccia direzionale su campo verde; inoltre alle fermate non si vede il nome delle stazioni dalle vetture, questo è solo annunciato da un altoparlante (per noi inutile …) per cui è bene organizzarsi e contare bene il numero delle fermate. In ogni caso, anche se ci si sbaglia, si può sempre tornare indietro e riprovare, queste vetture passano con l’impressionante frequenza di 1-2 minuti !! 

Ma che confusione ! Ovviamente anche qui le code non sono rispettate, ed alle scale mobili c’è il vero assalto ! (se non si è troppo stanchi conviene optare per le scale non funzionanti.. precedenza assicurata).

Alla fine arrivo davanti al Bolshoi alle 10:10, ce l’ho fatta ma … la piazza è praticamente deserta, mi guardo intorno ma c’è solo l’imponente statua di granito di Carl Marx sulla quale è incisa la mitica frase “lavoratori di tutto il mondo unitevi“.

Sono chiusi i negozi, i botteghini teatrali e anche i chioschi dello street-food; peccato, volevo prendere qualcosa da mangiare da portarmi per il tour, anche perché non so esattamente a che ora finirà. E comunque si fa presto a dire tour, dove sarà il bus del sightseeing ? Faccio tutto il giro della piazza, di bus rossi a due piani non ce ne sono, e neanche si vedono i cartelli delle fermate turistiche; così prendo il voucher che mi sono stampata a casa e mi metto a chiedere in giro a qualche pullman granturismo che costeggia la piazza. Mi sembra molto strano, ma alla fine pare che uno di questi sia proprio quello del mio tour; così scopro che non si tratta di un giro cittadino (in senso di “centro storico”) ma di un itinerario nelle zone “around Moscow” come diceva il website (a libera interpretazione…).

Francamente sono anche più contenta, visto che nel programma del MIRBIS è previsto un giro guidato della città.

Così Yuri (autista, aria da classico ubriacone russo, speriamo che a quest’ora sia ancora sobrio ..) e Tatiana (la nostra guida che ci parla in inglese con un microfono) ci accompagnano per questo tour fatto sì di varie tappe, ma dove scendiamo tutti insieme per 5-10 minuti fotografici.

Il pullman si dirige verso sud e dopo poche centinaia di metri ci troviamo a costeggiare le mura rosse del Cremlino, dalle quale spuntano le incredibili cupole dorate e smaltate di S. Basilio e delle altre cattedrali.

In un attimo ci affacciamo sulla Moscova e l’attraversiamo in due punti (in questa parte si sdoppia) per entrare ufficialmente nel quartiere di Zamoskvorechie (significa “oltre il fiume di Mosca“, una specie di rive gauche, o il nostro “diladd’arno”): larghissimi viali, palazzoni stile sovietico ma anche bei parchi e le immancabili chiese dalle splendide architetture. In questa zona la principale attrattiva (a chi interessa …) è la Galleria Tret’jakou, la maggiore collezione d’arte russa del Paese.

Il bus continua verso sud-ovest ed attraversa Gorky Park, il più famoso, 120 ettari lungo le rive della Moscova, ricorda tanto i film della guerra fredda…. e in effetti pare che durante l’era sovietica vi venissero posizionati gli altoparlanti per diffondere la propaganda dei leader comunisti.

In questa città c’è proprio tanto verde ed i parchi sembrano essere tenuti davvero bene … ora poi il giallo delle foglie gioca con l’oro delle cupole a cipolla che vi si intravedono e lo scenario è davvero suggestivo.

Dopo il parco la strada inizia a salire verso la collina: Mosca è su 7 colli e, anche per questo, ad un certo punto della storia fu chiamata “la 3a Roma”, dopo Costantinopoli. Alla sommità si aprono – da un lato – enormi viali e giardini che conducono al grattacielo dell’Università Statale di Mosca (stile Gotico stalinista) e dall’altro una grande terrazza (piena di bancarelle di souvenir) offre un’incredibile panorama della città (sembra di essere al Piazzale Michelangelo a Firenze).

Riscendendo si attraversa anche il Parco della Vittoria (allora esiste !! … non è solo un’invenzione del Monopoli !), un enorme memorial della IIa guerra mondiale, con tanto di museo, monumenti, etc.

Sembra che questa sia anche una nuova zona residenziale di lusso, la guida ci mostra diversi palazzi nuovi, altri in costruzione e qualche gated community, residenze dei VIPs circondate da cancellate ed ingressi con personale armato. In generale l’architettura lascia parecchio a desiderare .. se si esclude qualche grattacielo / centro direzionale specchiato abbastanza standard, diciamo che Dubai, con gli stessi soldi degli idrocarburi, ha saputo fare parecchio meglio..

L’ultima tappa clou del tour è il convento Novodevicij, sorge su un lago e si ammira da un parco che si trova sulla riva opposta … sembra galleggiare sull’acqua ! Pare che questa zona a sud di Mosca sia particolarmente ricca di conventi e monasteri: nati per proteggere la città dalle invasioni nemiche (ed infatti hanno tutti delle imponenti fortificazioni), ma anche per accogliere tutte le giovani non maritate che, secondo la tradizione, prendevano i voti portando con sé tutte le proprie ricchezze (e da qui si capisce perché sembrino tutti delle regge).

Sulla via del ritorno verso la piazza dei teatri attraversiamo il quartiere Arbatskaja (arabat deriva dalla parola mongola che significa “sobborgo”), zona abitata storicamente dagli artigiani e scudieri degli Zar, ai quali si sono poi aggiunti intellettuali ed artisti. Sembra che vi siano ancora interessanti negozi di oggettistica locale ed antiquariato, anche se per una legge dello Stato oggi è praticamente impossibile far uscire dalla Russia qualsiasi oggetto di epoca anteriore al 1945.

Arriviamo di fronte al Bolshoi alle 12:30, fine della corsa.

Decido di continuare la mia escursione a piedi, percorrendo Tverskaja, considerata la via principale di Mosca, che dà anche il nome all’intero quartiere. Direi che a parte le vetrine dei soliti brand globali (ci sono anche Braccialini, Intimissimi etc.) in generale non dice molto, se non per l’imponenza dei palazzi che la sovrastano. L’unica vera perla si trova al n° 14 dove c’è l’Eliseev, la storica gastronomia più famosa della città, una via di mezzo tra il nostro Pegna (di una volta) ed un museo, con tanto di pareti con specchi, stucchi dorati e grandiosi lampadari. Vale senz’altro una sosta. Io a questo punto ho anche una gran fame e mi prendo un prezel appena sfornato dal banco della pasticceria … divino !

Continuo fino a Piazza Puskin con l’idea di finire lì il mio tour di oggi, sono già parecchio stanca (è stata comunque una “lunga giornata”) e mi fa freddo … domani piumino ! Poi nella piazza vedo un McCafè e decido di fermarmi a bere qualcosa di caldo prima di rientrare al Taganka; avevo proprio bisogno di una sosta, dopo croissant al cioccolato, espresso e passaggio alla toilette mi sento una “persona nuova” e riconsidero l’idea di stare in giro ancora per un po’, del resto è davvero presto (sono le 14:00) e quando esco dal locale è spuntato anche il sole. Però il vento ghiaccio non perdona, e così mi viene in mente di visitare i famosi magazzini GUM, proprio sulla Piazza Rossa. Con una fermata di metro da Piazza Puskin sono di nuovo nella zona dei teatri che a sud confina con il Cremlino e la Piazza Rossa alla quale si accede dalla Porta della Resurrezione… come entrare in un castello !

La piazza è davvero notevole, da qui la cattedrale di S. Basilio si vede in tutto il suo splendore …. sembra una chiesa dei cartoni animati da quanto è colorata…

I magazzini GUM (Gosudarstvennij Universalnij Magazin, nazionalizzati nel 1921) prendono un intero isolato che si affaccia sulla piazza: da fuori un bel palazzo, dentro 3 gallerie a più piani con terrazze ed innumerevoli ponticini in ferro battuto, il tutto coperto da altissimi lucernari.

I negozi sono sempre i soliti (ho preso anche un espresso ad un bar Illy), ma l’architettura e gli allestimenti sono davvero strepitosi, tanto che oggi (sabato giornata di festa per la chiesa ortodossa)  è pieno di coppie di sposi con fotografi a seguito che vengono a farsi immortalare in questo scenario (matrimonio ai grandi magazzini…).

Ora la giornata turistica è davvero finita, lo dice anche il tempo (sta iniziando a piovere) e la macchina fotografica che si spegne perché la batteria è esaurita. Riprendo la metro …. ormai mi sento un'”esperta”, e torno al Taganka, credo proprio che stasera non farò fatica ad addormentarmi 🙂

 

Domenica 2 ottobre

Da oggi entro ufficialmente nell’International MIRBIS programme, vale a dire che avrò ogni momento della giornata organizzato e accompagnato. Infatti già alle 8:30 quando scendo nella “hall” dopo colazione c’è la mitica Natalya Trunova che mi aspetta (quella dell’accomodation office con la quale ci siamo scambiate email in questi mesi).

Insieme andiamo a piedi verso l’Holiday Inn (10 mins ) dove è previsto il kick-off ufficiale; lungo la strada mi mostra anche la scorciatoia per arrivare alla scuola che, di fatto, è proprio lì dietro.

Parliamo un po’ e mi dice che al MIRBIS si sono chiesti quale potesse essere la ragione di una tale “defiance” italiana (solo io ..): forse il programma non era sufficientemente attraente e avrebbero dovuto inserire più attività storiche / artistiche / moda (questa è l’idea che hanno di noi …); non ho il cuore di dirle che la mia sensazione è che i miei (pochi) compagni sono stati più interessati dalle spiagge della Florida…

Eccoci nella hall (vera) dell’hotel … come sono contenta di stare al Taganka !

Incontro i miei fellows americani (la FIU – Florida International University ha mandato anche due accompagnatori ufficiali) e brasiliani, siamo 18 in tutto, partono le presentazioni … e un po’ di small talk.

Per ora la persona che mi sembra più interessante è proprio uno dei professori “a seguito”,  tale Jose de la Torre, con il quale ho occasione di parlare sul pulmino che ci porta verso il Cremlino.

Quando mi presento Jose (che parla inglese con accento spagnolo) mi risponde in un ottimo italiano; così scopro l’incredibile percorso professionale di questo “pensionato”  (è così che si autodefinisce…): nato a Cuba, ha lavorato a diversi anni a Milano presso lo Studio Ambrosetti, con il quale ha fondato la sede di Los Angeles, poi è tornato in Europa ad insegnare Corporate Strategy all’INSEAD e infine di nuovo in US come professione al FIU. Wow, stiamo parlando di una carriera che è iniziata più di 30 anni fa, quando la globalizzazione non era ancora stata inventata …. sono davvero impressed (scoprirò successivamente che nel suo curriculum c’è anche un master ad Harvard ). Chissà come deve essere avere un professore così  !!! 

Arriviamo all’ingrasso del Cremlino (l’antica cittadella degli Zar e dei patriarchi della chiesa ortodossa) e c’è una coda infinita di turisti … tra l’altro oggi fa parecchio parecchio freddo, il vento è inclemente e minaccia di piovere .. speriamo ne valga la pena.

Così ne approfittiamo per continuare a fare conoscenza tra noi, e mi metto a parlare con Patricia: spagnola (delle Asturie), ha lavorato insieme al marito a Madrid ma oggi si sono entrambi trasferiti in Florida, dove hanno un “family business”, un import di prodotti da forno da Spagna, Italia (la nostra schiacciata) etc.  Le chiedo di Miami e subito mi parla della situazione cubana; all’inizio non collego molto, ma poi capisco che in questa parte degli States sembra che la maggior parte della popolazione provenga da Cuba. Pare che là la vita sia ancora davvero terribile, tutto appartiene allo Stato al quale va – in ultima istanza – anche l’intero incasso dell’industria turistica locale. Sembra che i cittadini non paghino tasse indirette e che (quindi) ricevano davvero pochi servizi pubblici. Media e Internet sono “filtrati”, la libertà politica non esiste ed impera ancora l’isolazionismo.

Dall’altra parte, è interessante vedere l’approccio chiaramente propagandistico degli States in materia di immigrazione da Cuba; vige la “wet feet / dry feet policy” (“piede bagnato/piede asciutto”): se si viene beccati in mare si viene rispediti a Cuba, se si raggiunge la terraferma si può restare negli Usa. 

Sembra che il punto di attracco più vicino sia l’isola di Key West (la nostra Lampedusa) e così è spiegata l’importante comunità cubana a Miami.

Dopo circa 1 ora di coda (siamo già congelati) riusciamo finalmente ad entrare all'”Armeria di Stato”, la nostra prima tappa al Cremlino. Lasciamo gli “scafandri” al guardaroba, prendiamo gli auricolari e conosciamo Liuba, a nostra guida per la mattinata.  Questa cosa degli auricolari per i gruppi (ciascuno su frequenze diverse) è davvero molto intelligente, così si riesce sempre a sentire la guida e si vita confusione nelle sale.

L’Armeria è un museo che non contiene solo armi, anzi, c’è veramente un po’ di tutto, si tratta delle ricchezze accumulate dai potenti russi nel corso dei secoli.

Si inizia da una sala dove sono esposti i costumi indossati da Zar e  Zarine per le occasioni speciali (matrimoni, incoronazioni), poi si passa dal corridoio dei troni (diverse fogge, uno tempestato da 250 diamanti…).

I regnanti russi provengono da 2 principali dinastie, prima quella dei vari Ivan (anche “il terribile”), pare di origini vichinghe, poi quella più recente dei Romanov.

La sala successiva mostra una collezione di carrozze dei diversi periodi artistici dell’impero; quasi tutte commissionate alle mani preziose di artigiani francesi, inglesi e tedeschi …. sembra di essere nel mondo delle fiabe !

Dopo lo Stato, ecco la Chiesa (anche in Russia sempre in concorrenza tra loro per la supremazia), si arriva nella sala dove sono esposte icone, messali, paramenti sacri; il tutto di finissima manifattura e di una ricchezza incredibile, con migliaia di perle e ed enormi pietre preziose (grezze, foggia del periodo) incastonate !

Nelle stanze successive si susseguono le vetrine dei diversi “doni di Stato” ricevuti nei secoli da regnanti e ambasciatori dei vari Paesi amici: una montagna di argenteria, visto che – come ci ricorda la guida – fino a tutto il seicento la porcellana rimase una ricetta segreta dei cinesi (… allora non hanno copiato proprio tutto !!). La teca più interessante è quella che raccoglie le realizzazioni con materiali “naturali”: vassoi di ambra, cristallo di rocca, ciotole di conchiglia, brocche di uova di struzzo.

Il tour si conclude con il pezzo forte, le mitiche uova di Faberger, che furono commissionate dallo Zar come regali alla moglie. Davvero notevoli nella fattura, ciascuno di loro nasconde un piccolo segreto: uno è un carillon, l’altro un orologio, un altro racchiude le immagini della dinastia regnante etc.

Usciamo dall’Armeria (fa ancora più freddo ..) e ci spostiamo nella piazza della cattedrali, sembra che ciascuna sia riservata ai diversi momenti della vista degli Zar: incoronazione, matrimonio e sepoltura. Entriamo in quella dell’Assunzione, riconosciuta come l’emblema di tutta la chiesa russa (ortodossa fin dal 988, quando il gran principe Vladimir I si convertì per sposare la sorella dell’imperatore di Bisanzio).

Molti di questi edifici furono ricostruiti alla fine del 1400 dopo un terremoto, ed in quel periodo gli zar chiamarono molte maestranza dall’Italia per apportare le tecnologie architettoniche rinascimentali. Chissà cosa staranno pensando i miei colleghi americani e brasiliani …. la loro “arte” ha solo due secoli…

Uscendo passiamo davanti al più moderno palazzo presidenziale (gli “Zar” sono sempre qui …), sul quale sventola la bandiera di Stato ad indicare che Medvedev “è in ufficio”.

Ci dirigiamo poi verso la Piazza Rossa, sulla quale troneggia il mausoleo di Lenin: ogni mattina è aperta al pubblico che può rendere omaggio alla sua salma (fu imbalsamata anche per testare nuove tecnologie scientifiche che sembrano aver avuto successo).

Tutto molto bello e interessante, ma il tempo è peggiorato ancora e ora siamo anche affamati; ci precipitiamo dentro i magazzini GUM dove è prevista una sosta di un’ora per il pranzo. Ci sparpagliamo un po’ in giro, io mi trovo con i brasiliani ad una specie di self-service / fast-food e prendo una baked potato al formaggio e polpettine di pollo … tutto buonissimo, e soprattutto caldo ! (con una Coca-Cola 235 Rubli, circa 6 Eur).

Questi  brasiliani sono tutti ingegneri e tecnici che lavorano nell’indotto dell’Oil&Gas, finalmente conosco anche Fernando Braz Scherr Brandi (sangue evidentemente parecchio misto) che mi allunga fiero la sua business card con il mitico logo Petrobrás ! Chiedo loro un po’ del Brasile e della nuova ” presidenta” …. mi confermano il clima di grande ottimismo e crescita economica, ma mi dicono che la presidenza Lula è finita in un bagno di corruzione, e questa nuova sembra iniziata peggio !! … hai capito questo labour party …

Dalla guida capisco che il sightseeing tour di oggi pomeriggio è esattamente quello che ho fatto io ieri mattina e quindi decido di farne a meno, più che altro perché non mi alletta molto l’idea di starmene ancora in giro con questo freddo.

Così saluto, dico a tutti “enjoy, ci vediamo dopo”,  si perché questa sera il MIRBIS ci ha invitati ad una cena di benvenuto al Prazhechka Restaurant; questa mattina Natalya me lo ha mostrato e ho scoperto che è proprio accanto al mitico “October Fest” dove sono andata a cena in queste sere (in realtà sembra lo stesso posto, in due diverse versioni… vedremo..).

Faccio una breve sosta per un altro espresso Illy, prelevo un alto po’ di contante (sono si sa mai.. ) e poi riprendo la metro per tornare verso il Taganka.

Quando emergo dalla stazione sotterranea il vento sembra essersi calmato, e visto che sono le 15 decido di provare la scorciatoia per il MIRBIS e, in effetti, ci arrivo in meno di 5 minuti. Ora so dove venire domattina … sono ancora più contenta di stare al Taganka !

Alle 18 mi presento davanti al ristorante (ho praticamente girato l’angolo..) proprio mentre i miei compagni stanno scendendo dal pulmino, tutti congelati ! Io invece sono contenta della mia bardatura rafforzata da sciarpa e guanti, anche per pochi metri.

E’ proprio il “mio” pub, solo che a fianco si presenta in versione ristorante più formale … qui il MIRBIS ha prenotato una sala privata dove ha fatto preparare un enorme tavolo rettangolare tutto per noi.  L’apparecchiatura è ricercata e nel mezzo è già piena di vassoi di “zakuski” (tipico antipasto freddo) di ogni genere: pesce affumicato, formaggi, affettati, crudités, frutta etc. manca solo il caviale, ma questo non è un ristorante russo…  Alle estremità del tavolo troneggiano due boccali di birra altissimi che in fondo hanno un rubinettino per la mescita; qua e là bottiglie di vodka che vengono subito prosciugate tra i vari brindisi, ancora prima dell’inizio della cena (dopo ci sarà un puree di patate con funghi al formaggio).

Si unisce a noi anche Nikolay Popkov,  il direttore dell’EMBA del MIRBIS (non parla inglese e devono tradurre per lui) e Natalya ha portato un microfono che fa girare tra noi per le presentazioni “ufficiali” del gruppo.

Così riesco a capire chi è che lavora da Starbucks, non ho avuto ancora modo di parlarci oggi, ma magari domani ci incrociamo… Invece questa sera sono seduta accanto agli americani … si fa per dire perché questi 3 sembrano parecchio “latini” ed infatti viene fuori che uno (H.Meruelo) è figlio di una spagnola e un cubano (ancora !) ed un altro si chiama R.Gonzalez… è lui che lavora per Marketing & Acquisition alla Pepsi-Cola ed è responsabile per l’area dell’America Latina; solo il terzo (B.Wolf) assomiglia ai miei colleghi di Indianapolis (ha una società di consulenza IT a metà tra Florida e Bahamas).

La cena si conclude in “allegria”, con brindisi in tutte le lingue e le colonne di birra finiscono presto; sono le 8, per gli americani è praticamente ora di pranzo (considerando il fuso orario) e c’è chi pianifica di rientrare in hotel a cambiarsi per “la serata”….. Io riprendo tutte la mia attrezzatura invernale ed in 1 minuto sono al Taganka, è l’ora giusta per le telefonate con l’Italia !

 

Lunedì 3 ottobre

Eccomi al MIRBIS ! (MIRBIS è un acronimo di Moscow International Business School). La scuola si trova in un palazzo di 7 piani che si affaccia sulla larga e trafficata Maristskaja; all’ingresso il logo blu stilizzato, l’arco ogee tipico delle facciate delle chiese russe.

Entro passando da un tornello davanti a una guardiola … sembra di essere in un’azienda ed infatti il MIRBIS oggi è una scuola completamente privata. E’ stata fondata nel 1988 (subito dopo la perestroika) da due istituzioni: la Plekhanow Russian Academy of Economics e l’italiana Società per la ricerca economica NOMISMA, allora presieduta da Romano Prodi !

Lascio il piumino al guardaroba (qui sono ovunque, ti danno un numerino … sembra di essere a teatro !) e appena arrivano gli altri (a piedi dall’Holiday Inn) saliamo al 7° piano alla stanza 762 che ci ospiterà per le lezioni di questa settimana. E’ tutto molto “business”, attrezzature tecnologiche e coffee-buffet permanente in fondo alla sala.

Arriva una numerosa delegazione di persone, oltre a Natalya e al direttore dell’EMBA che abbiamo conosciuto ieri sera: vari docenti,  una giornalista / fotografa locale ed il prof. S.Savin (Rettore del MIRBIS, ha lavorato anche a .. Cuba !)) che fa il suo speach di benvenuto tradotto dalla bravissima Svetlana (anche lei del programma internazionale).

Ci viene illustrato il programma didattico della scuola, con i vari corsi MBA, EMBA (scopro che dopo ci sono altri due livelli, il Global EMBA ed il corso per National Leader) ma anche un “arab center” (islamic banking) ed un'”incubatore di imprese”.

Savin è fiero di presentare il MIRBIS come la più “antica” business school del Paese, ma nello stesso tempo spiega che tutto questo in Russia è iniziato solo dopo la metà degli anni ’80, e che quindi i primi anni hanno dovuto “importare” diversi professori dall’estero per costruire il necessario background tecnico e culturale dell’economia capitalistica e di mercato.

Dopo tutti i convenevoli, facciamo un tour della scuola, tra biblioteca multimediale, palestra e mensa .. proprio niente male !  Alla fine siamo imbarcati sul pulmino che ci porterà alla nostra prima visita ufficiale, il “Consiglio della Federazione Russa”, la camera “alta” che raccoglie i rappresentanti degli 88 stati della Federazione (2 per ciascuno); l’altra è la DUMA, la camera “bassa” a rappresentanza diretta popolare. Non ci posso credere, sarebbe come andare in visita al Senato italiano !!

Passiamo dal controllo sicurezza (tipo aeroporto) e un ufficiale ci accoglie nell’ingresso illuminato da lampadari Swarovski e circondato dalle bandiere di tutti gli stati della Federazione.  Dopo un’introduzione generale siamo accompagnati ai piani superiori, in una sala riunioni con un lungo tavolo ovale e poltrone in pelle dove siamo ricevuti da Alexander Torshin, First Deputy Chairman, wow !!

E’ interessante vedere come, prima arriva il suo staff (un tipo anche microfonato) che assegna i posti in modo studiato così che quando entra il boss (ed un certo numero di fotografi) tutti siano nelle giuste posizioni dettate dalla gerarchia e dal protocollo. Al centro del tavolo bibite e pasticcini, ma sono disposti in modo così decorativo che ci sentiamo intimoriti ad approfittarne; mentre – bellissimo – ad ogni posto, accanto a block notes & penna, c’è una targhetta plastificate in due diverse varianti/colori:  thè e caffè … in pratica ci si dovrebbe sedere nel posto contrassegnato con la bevanda che si desidera ricevere nel corso della riunione. Ed in effetti subito dopo l’inizio arrivano degli inservienti che ci servono in tazzine griffate con il logo della Federazione.

L’incontro dura circa un’ora, il nostro ospite – dopo tutti i vari convenevoli & benvenuti istituzionali – inizia a parlarci delle sfide cui si trova oggi a fronteggiare il governo federale russo. 

E’ il Paese più grande al mondo, 88 stati, 11 diverse time zones, etnie diverse, 4 religioni (ortodossa, buddista, islamica, ebraica). 

La prima priorità sembra quella di costruire una “società civile” ( ! .. si parte da lontano… ) dopo che – praticamente da sempre – i russi sono stati gestiti dall'”alto”, prima dagli Zar e poi dal Partito Sovietico.

A questo problema si aggiunge la transizione economico / politica (non ancora completamente completata) ed infine le altre questioni che accomunano oggi tutti i Paesi, come il terrorismo, la droga etc.

Ho apprezzato l’estrema sincerità quando alla fine, prima delle nostre domande, Mr. Torshin afferma che l’unico problema meno sentito dalla Russia è quello del global warming (l’aveva già detto anche Putin a Davos), perché un eventuale cambiamento climatico agevolerà l’estrazione degli idrocarburi che si trovano sotto il permafrost (oggi il costo di “produzione” del petrolio russo si aggira intorno ai 20$ / barile, mentre quello saudita è di 6-8$ / barile).

Torshin conclude parlando di business, di come oggi la Russia offra enormi opportunità imprenditoriali e di lavoro, grazie ad una favorevolissima legge sull’immigrazione (ma dice che ancora oggi arriva solo manodopera poco qualificata) e stabili garanzie per gli investitori esteri. Ed infatti, proprio per questo (mentre alcuni commessi ci distribuiscono la sua business card) ci invita a contattarlo personalmente per eventuali necessità di questo tipo… che lui potrà aiutarci e metterci a disposizione i contatti giusti.

Usciamo tutti davvero impressionati, soprattutto per come questo personaggio ci ha accolto e dedicato tutto questo tempo per noi che, in fondo, siamo una piccola delegazione.

Faccio il tragitto di ritorno accanto ad Olga, la giornalista / reporter che era al MIRBIS stamattina: non è la classica slava, ha bei tratti somatici più orientali .. così scopro che metà della sua famiglia è kazaka, dove ancora viva la sorella che lei aiuta mandandole 1000 Rubli (25-30 Eur) al mese. Pare che, nonostante i giacimenti di petrolio, in Kazakistan la vita sia davvero parecchio dura per la popolazione locale.

Arriviamo al Mirbis alle 14:15, sono davvero affamata e meno male che per oggi ci fanno trovare il pranzo già sui tavoli apparecchiati della mensa ! (ma poi scoprirò che sarà così tutti i giorni) … un passato di piselli e cavolo, bocconcini di tacchino ai funghi e un’insalata mista … ci voleva !

Nel pomeriggio ci aspetta la lezione del Prof. Vsevold Marinov, dal titolo “Russia in search of modernization“.  Lo speaker si presenta subito come un personaggio molto interessante, anche se forse un po’ egocentrico: inizia con il suo curriculum che parte da una laurea in ingegneria spaziale al “MIT” russo, poi un PHD in Storia, esperienze accademiche negli Stati Uniti come Sociologo ed alla fine oggi è – tra varie altre cose – interprete ufficiale durante le negoziazioni della DUMA con gli Stati esteri.

Non avevo proprio idea di come in questo corso i vari relatori avrebbero presentato la Russia di oggi, ma lo scenario che ci illustra il Prof. Marinov è abbastanza deludente, credevo che questo Paese fosse parecchio più avanti, invece capisco che il bisogno di “modernizzazione” è ancora forte e a 360°.

Dal punto di vista dell’industria, la situazione appare abbastanza drammatica, visto che la Russia  ha qualche chance solo in quella militare, l’unica nella quale ha da sempre deciso di essere competitiva (per i motivi geopolitici che conosciamo…. ). In tutti gli altri settori l’isolamento ha reso del tutto inadeguate le imprese locali, che dopo il crollo del regime sovietico sono state “mangiate” dal mercato.  Impossibile esportare qualsiasi cosa, e anche i russi hanno iniziato a voler acquistare solo beni importati.

L’economia, quindi, è minacciata da elevati tassi d’inflazione ed indebolita da una forte dipendenza dagli idrocarburi (quasi il 70% del PIL) che in qualche modo non incentiva gli investimenti in innovazione etc. (è il c.d. “dutch disease“, o “maledizione del petrolio”).

Dal punto di vista politico, sebbene oggi la Russia abbia una delle migliori Costituzioni al mondo (è recente e sembra aver preso il meglio di tutto) è difficile dire che vi sia una vera democrazia, con soli 4 partiti che di fatto non competono fra loro, e con questa eterna alternanza Putin / Medvedev che sembra una terza dinastia di Zar, dopo quella degli Ivan e dei Romanov.

Ma secondo Marinov la questione più grave riguarda la mancanza di una società civile (ancora !): i  russi, per l’appunto, da sempre sono stati abituati ad essere governati in modo paternalistico e l’ancora recente svolta libertaria e democratica ha spiazzato molti di loro che non erano abituati alla derivante “responsabilità personale”. Se poi a questo si aggiunge che la perestroika (letteralmente “ristrutturazione”) ha avuto gravi effetti collaterali (anche a causa di una sfortunata congiuntura economica) non c’è da stupirsi se ancora oggi ci sono molti nostalgici del vecchio regime e altri (evidentemente la maggioranza) preferiscono sostenere l’asse di governo all’infinito, sostenendo che in questo momento di “crisi” è meglio la stabilità di una “mano forte”.

Secondo Marinov, quindi (che incredibilmente si schiera tra questi ultimi…) c’è bisogno di un cambio generazionale completo (sono passati solo 20 anni) prima che la Russia possa davvero prendere la strada dello sviluppo …  e cita Mosè che porta gli egiziani in giro per il deserto per 30 anni prima di arrivare alla terra promessa con quelli che nel frattempo sono “pronti” alla nuova vita.

Un quadretto abbastanza deprimente, quindi; ma Marinov dice che l’apertura degli investimenti stranieri potrà accelerare positivamente questo processo: sviluppo dell’industria locale, trasferimento di know-how, innalzamento degli standard, fiducia nell’economia di mercato etc. Ma giustamente un collega (sudamericano) chiede se questo “neo colonialismo” non possa indurre risentimento nella popolazione locale; la domanda sembra del tutto lecita, anche considerando che prima gli investimenti stranieri non erano legali, proprio per evitare sfruttamento della manodopera locale. Tuttavia anche in questo caso Marinov ha una reazione inattesa, sembra non cogliere il punto e risponde con la vecchia storia del gatto: “non importa di che colore sia, l’importante è che prenda di topi !”. Boh, forse il popolo russo potrebbe davvero avere una reazione diversa (e favorevole) ad una forte presenza estera, considerata l’assuefazione storica alla gestione paternalistica … in pratica cambia solo chi decide per loro… ma che tristezza !!

Magari tutte queste considerazioni sono punti di vista di Marinov, ma d’altra parte mi pare si basino su contesto storico ed oggettivo… a questo punto sono ancora più curiosa di sentire cosa ci diranno gli altri relatori !

Stasera finiamo tardi, è stata davvero una lunga giornata, e così ci fermiamo a mangiare nel ristorante che c’è proprio davanti al Mirbis: molto raffinato, cucina strepitosa, ma carissimo.

 

Martedì 4 ottobre

Da oggi le lezioni saranno tutte al mattino, mentre i pomeriggi verranno dedicati alle visite aziendali.

E’ il turno del prof. Andrey Khechatuzov, economista, ricercatore nel campo delle riforme socioeconomiche ed autore di vari libri ed articoli. Il titolo dell’intervento è “Russian economy – Oil&Gas industry ieri oggi e domani”, argomento di sicuro interesse, ma personalmente sono molto più contenta che questo energico ultra 65enne abbia invece deciso di raccontarci la “vera” storia del crollo dell’ex Unione Sovietica e del fallimento della Perestroika. Chiaramente, come tutte le storie, anche questa sarà sicuramente più complessa,  ma la sintesi ricevuta oggi mi ha davvero aperto un mondo.

Il Regime Socialista poggiava su diverse ideologie, ma il prof Khechatuzov concentra la sua attenzione su quella economica marxista che, secondo lui, ha portato il sistema tecnicamente al collasso: il tasso di crescita dei mezzi di produzione doveva essere maggiore di quello dei beni di consumo. All’inizio la cosa ha funzionato, ma nel tempo ha finito per generare un’economia “autoreferenziale” chiusa: si estraevano metalli per produrre macchinari per produrre macchinari per estrarre metalli …. Ed era quindi diventato difficilissimo reperire qualsiasi bene di consumo, nonostante la crescita economica.

In una tale situazione “estrema” la propaganda socialista (lavoro assicurato, educazione etc.) non è più riuscita a far presa, anche perché nel frattempo le profezie sul del crollo del capitalismo non si erano avverate e, al contrario, questo modello sembrava registrare grandi successi.

Direi che fin qui c’eravamo abbastanza tutti, anche perché ricordo che –  “da fuori” – in quel periodo nessuno avrebbe mai scommesso sulla durata di un tale regime, era solo una questione di tempo ….

Ma la parte più interessante viene sicuramente dopo, perché non so quante persone abbiamo davvero capito cosa non ha funzionato nella perestroika e perché quindi ancora oggi il prof. Marinov parla in modo così scoraggiante.

Diciamo la verità, quando è apparso Gorbaciov tutti abbiamo pensato che fosse arrivato il momento, che presto la Russia sarebbe stata “come noi”, che magari sarebbe anche entrata nella Comunità Europea.

Poi le cose (almeno per me..) si sono fatte un po’ confuse… e alla fine viene fuori che la perestroika è stato un grande fallimento… forse qui l’informazione si è un po’ inceppata perché non volevamo accettare una simile realtà.

E comunque ora io credo le cose non hanno funzionato “solo” perché Gorbaciov è stato davvero molto molto sfortunato a causa della serie di eventi che si sono concentrati in quei 6 anni e che avrebbero minato qualsiasi tentativo di riforma.

Di nuovo l’elemento determinate sembra sia stato di natura economica: a partire dalla metà degli anni ’80 il prezzo del petrolio – che negli anni ’70 aveva arricchito il Regime Sovietico e sostenuto la sua forza militare – inizia a diminuire, per cui la “nuova gestione” si trova subito a corto di risorse.

A questo va aggiunta l’emorragia di fondi della guerra in Afghanistan, il disastro nucleare di Chernobyl del 1986, il terremoto in Armenia del 1988 e la crisi del debito dei paesi in via di sviluppo (la parte che era finanziata dal Regime Sovietico).  La debolezza economica e l’inesperienza politica fanno sì che tutte le riforme vengano attuate in modo assoluto e repentino, e questo mette definitivamente fine ad un sogno durato soli sei anni.

Marinov ci aveva già detto cos’è successo all’apertura della Russia all’economia di mercato: distruzione dell’industria locale ed inflazione alle stelle; dal 1991 al 1993 il rublo viene svalutato 25 volte ed arriva a valere 4 copechi (il 4%)!

Nello stesso tempo i burocrati non ci stavano a vedersi ridotti poteri e privilegi, tanto che nell’agosto del 1991 cercano di organizzare un colpo di stato che non riuscirà completamente, ma Gorbaciov è finito e viene sostituito da Eltsin.

Ma purtroppo la situazione continua a degenerare perché al quel punto il deficit è così enorme che al Paese non resta che ricorrere all’indebitamento estero e questo, si sa, si porta dietro altre “riforme” imposte dai creditori, che in Russia sono state implementate in modo criminale.

Il caso più emblematico è quello delle “privatizzazioni”, un’idea spuntata proprio nel momento di minimo storico di liquidità del Paese. Ma siccome “l’esigeva il progresso” (e forse anche qualcun altro interessato) fu pensato di dare a ciascun cittadino russo un voucher del valore di 100,000 Rubli: ovvio che la maggior parte di loro non sapesse cosa farci, mentre una piccola minoranza si organizzò rapidamente per rastrellarli sul mercato, con modalità più o meno eleganti (da vouchers barattati con bottiglie di vodka nelle campagne a “vouchers funds”), tutte frodi evidenti ma poco sindacabili di fronte a libertà e consenso delle parti.

Fatto sta che, a seguito di questa trovata, la Russia ha una nuova dinastia di Zar, gli oligarchi (ex burocrati): oggi 150 famiglie controllano la totalità della ricchezza del Paese. E recentemente Putin ha riformato il fisco, sostituendo un’imposta progressiva media del 35% con una fissa al 13% (e solo il 9% sui dividendi), ennesimo regalo ai privilegiati e pericoloso passo verso la combinazione diabolica “no tasse / no rappresentanza politica” (alla Hugo Chavez per intendersi …).

Non c’è quindi da stupirsi se il resto della popolazione non sia stato conquistato dalla perestroika e dalle “opportunità” dell’economia capitalista e del libero mercato.  Ovvio che in questa situazione disastrosa (disoccupazione, inflazione, corruzione) vi siano nostalgici del Regime precedente e si accolga chiunque sia in grado di creare posti di lavoro o possa ridare stabilità sociale.

Temo che Marinov non avesse tutti i suoi torti, ma che delusione davvero !!

Per oggi pomeriggio è prevista la visita alla ex “Wimm-Bill-Dann”, storico produttore di prodotti caseari, oggi acquisito dalla statunitense Pepsi-Co e trasformato in uno stabilimento di imbottigliamento, etichettatura, imballaggio e logistica delle proprie bevande. Forse l’azienda multinazionale potevamo anche risparmiarcela: 2 ore ad andare, ed altrettante a tornare per un tour  di fabbrica standard in un plant che avrebbe potuto essere quello sotto casa nostra.

Mercoledì 8 ottobre

Attendevo con grande interesse l’intervento di oggi: “Russia in the global context” tenuto da Vladimir Azarov, un ex militare (anche 2 anni in Afghanistan..) membro delle forze di pace delle Nazioni Unite, ricercatore all’Istituto di Storia Militare e autore di libri ed articoli di geopolitica.

Nella foto del “sussidiario” che ci ha fornito il Mirbis (bella idea, c’è tutto il programma “illustrato” della settimana) appare in uniforme con quale centimetro quadrato di medaglie; invece arriva vestito da businessman e dall’atteggiamento generale sembra proprio che si sia “imborghesito” (ora è anche un professore del Mirbis), ma inizia il suo intervento sparando a tutto schermo la carta geografica della Federazione … le cose si mettono bene ! Azarov investe due ore ad illustrarci il contesto geopolitico del Paese.

Vediamo di ricostruire brevemente la questione in termini cronologici.

Il tutto viene fatto risalire alle tribù slave (di origine vichinga) che si organizzarono intorno all’850 d.C. nella zona dell’odierna Ucraina, Bielorussia, Russia occidentale, ponendo il loro “quartier generale” a Kiev.

Dopo l’adozione della religione ortodossa (988 d.C.), e dopo aver respinto invasione mongola, la capitale viene spostata da Kiev (distrutta) a Mosca; da lì nasce l’Impero Russo che, nel corso di due dinastie di Zar (Ivan e Romanov), si espanderà fino alla costa dell’oceano pacifico.

Alla caduta dell’Impero (1917) l’ultimo Zar viene ucciso dai bolscevichi (membri del partito operaio socialdemocratico) e il nascente Stato Socialista perde Polonia e Finlandia.

L’enorme territorio resta unito fino al 1991 quando, con la caduta del Regime, 15 stati dichiarano la loro indipendenza e quelli restanti formano la Federazione Russa attuale; ci sono considerazioni degne di nota in quest’ultimo assetto.

Innanzitutto la Federazione non è affatto omogenea, ma formata da 88 “entità”, tra Provincie (oblast), Regioni (es. Samara), Repubbliche (es. Cecenia) e 2 città federali (Mosca e San Pietroburgo). E’ evidente che in questo modo si sia cercato di mantenere continuità etniche e riconoscere diversità linguistiche e/o religiose per garantire la comunque difficile stabilità politico-sociale di questo immenso Paese, dove sembra che ogni governante locale si senta “zar” sul proprio territorio.

Dall’altra parte i 15 ex Stati Sovietici, dopo aver dichiarato la propria indipendenza, sembrano essersi già resi conto di quanto sia difficile e costoso vivere da soli, vedi il caso dell’Ucraina che improvvisamente si è trovata a dover pagare il gas russo a “prezzo di mercato”. Per cui, visto anche il raffreddarsi degli entusiasmi verso la Comunità Europea, è in atto un progressivo riavvicinamento all’ex “tiranno”, tanto che oggi Federazione Russa e questi Stati sono di nuovo uniti nel CIS – Commonwealth of Indipendent States e nella CU – Custom Union, praticamente nei confini dell’ex Unione Sovietica.

Quest’attrazione verso il “centro” in Russia sembra replicarsi a livello demografico dove la scarsa popolazione (in declino, con aspettativa di vita decrescenti) pare volersi muovere tutta verso Mosca. Se ci pensiamo, questo è un atteggiamento tipicamente europeo, dove ognuno è attratto dalla sua “Roma” fin dalla notte dei tempi. E sarebbe anche una cosa scontata se non fosse che, invece, negli Stati Uniti l’atteggiamento è da sempre stato diverso: l’americano è da sempre stato attratto dal “Far West”, alla conquista di un suo pezzo di terra da recintare e nel quale vivere in modo indipendente dagli altri. Anche oggi gli statunitensi si spostano molto, ma non c’è un’unica destinazione, e le città americane si sono sviluppate in parallelo.

Tornando alla Russia, quindi, viene fuori che – nonostante l’enorme territorio – la scarsa popolazione resta e tende a concentrarsi nella zona “europea” ad ovest degli Urali (separano l’Europa dall’Asia), mentre ad est la Siberia e tutte le altre zone anche più temperate (es. quella del lago Bajkal) restano praticamente deserte.

Il problema per la Federazione è che l’enorme ricchezza di risorse naturali si trova per la maggior parte proprio in queste zone, e quindi diventa difficile poterle sfruttare. E’ paradossale che in questi insediamenti – costruiti con il lavoro forzato degli esiliati del periodo sovietico, oggi operino “expatriates” riccamente pagati dalle compagnie estrattive.

La Federazione Russa è il Paese più grande del pianeta ed è anche l’unico a possedere tutte le risorse naturali che potrebbero quindi garantirne l’indipendenza (come infatti è stato possibile ai tempi dell’U.R.S.S.); “peccato” che invece oggi si trovi completamente dipendente dall’export di queste risorse (per la prima volta vi ho sentito includere anche l’acqua, il nuovo oro blu), e questo per potersi approvvigionare di tutti quei beni di consumo che ancora mancano “su piazza” e la cui penuria accelerò il crollo del Regime Sovietico.

Oggi pomeriggio siamo in visita all’IFD Kapital Group; per fortuna si trova proprio al centro della “city” di Mosca, il suo bel palazzo si affaccia su un’ansa della Moscova, proprio davanti al grattacielo dell’Hotel Radisson … uno dei sette “grattacieli” dell’architettura Staliniana (tutt’alto ambiente rispetto al plant nella remota periferia di ieri !).

L’IFD è un private equity fund (società finanziaria che detiene partecipazioni in più e diversificate attività) fondato nel 2003 da due oligarchi russi.

Essa così  viene subito in mente la storia delle privatizzazioni criminali di ieri, e sicuramente anche IFD è nato in questo modo ma, come ci fa notare uno dei nostri accompagnatori europei, questo esempio dimostra che, per fortuna, non tutti gli oligarchi esportano capitali all’estero e li usano per comprarci emittenti televisive, squadre di calcio e ville lussuose.

Infatti  IFD investe esclusivamente all’interno della Federazione Russa (anche se pensa in futuro di poter andare anche all’estero) con un portafoglio notevolmente diversificato che va dall’Oil&Gas (area principale, LUKoil) al finanziario (fondi pensione e banche), immobiliare (abitazioni, hotel, uffici) e “non finanziario” (media, Internet, tempo libero). In quest’ultimo settore IFD possiede lo stadio dello Spartak Mosca (ed è principale sponsor), squadra calcistica di proprietà di uno dei soci fondatori.

Il portavoce ufficiale che ci accoglie (si occupa di strategia e sviluppo) tiene a mostrarci le attività di Corporate Social Responsability di IFD, e ci dice che il “loro” fondo per policy non investe nei settore militare (armi), della pornografia e nella droga …. questa citazione non sembra una battuta …

Vabbè, ci ha convinto, ma il capello fluente, la cravatta dorata, gli enormi quarzi che fanno da gemelli alla camicia e le vistose cifre ricamate sul polsino (!) tradiscono l’atteggiamento raffinato, finendo per alimentare i nostri stereotipi.

Oggi il quotidiano debriefing della giornata (feedback a 360° su come sta andando il programma lo facciamo direttamente nella saletta dell’IFD dove ci viene anche servita “la merenda”, come ieri alla Pepsi-Co). In questo modo finiamo prima delle 18 e non dobbiamo rientrare al Mirbis; il tempo è buono e fa caldo (circa 14°) così scendo dal pulmino a metà strada per prendere la metropolitana per il centro commerciale “Atrium” che si trova nei pressi della fermata “Kurskaja” in congiunzione tra la linea 5 marrone (quella circolare) e la 3 azzurra.

Non ho grandi aspettative, ma magari prima di partire potrebbe valere la pena vederne almeno uno…..però la delusione è totale, non solo ci sono tutti ed esclusivamente i brand internazionali, ma alcuni sono anche “inventati”, come un negozio di calzature di lusso che sfoggia un nome italiano .. mai sentito ! (ma evidentemente basta il suono…)

Decido di mangiare qui prima di tornare al Taganka e così mi prendo una baked potato al formaggio ed un espresso da Starbucks… in  pratica potevo essere al Covent Garden di Londra !

Questa mattina ho avuto una lezione introduttiva all’alfabeto russo, da un mio compagno brasiliano che si sta cimentando nella lingua e voleva convincermi che, in realtà, è più semplice di quanto si possa pensare …. e in effetti ha ragione !

Ci sono 5 caratteri che sono scritti e pronunciati come i nostri, altri 5-6 vengono dal greco e che quindi sono teoricamente riconoscibili  (come П per il P e il ɸ per la lettera F), i rimanenti sono pochi e facilmente memorizzabili, es . д è la D, я è la “ia” finale di molte parole e nomi, così Letizia viene fuori così: лЁТиЦиЯ.

Giovedì 6 ottobre

Oggi si cambia registro, basta storia, politica, geopolitica etc., è prevista una lezione da business school tenuta da Pavel Parfenov, laurea alla Moscow Academy of National Economy e MBA alla Fuqua School of Business della Duke University (North Carolina). Si vede subito che ha passato 2 anni in USA, il suo intervento sembra uno show alla Steve Ballmer ! Sicuramente sa tenere l’attenzione del pubblico ed il suo inglese è perfetto, anche troppo, visto che per dar sfoggio della sua “americanità” utilizza anche molte parole in slang non immediatamente comprensibili.

L’argomento che ci viene proposto sembra abbastanza insolito: “Efficient owner and efficient business” ma durante la discussione capisco che è strettamente correlato al contesto imprenditoriale russo.

In questo Paese, forse caso unico al mondo, le imprese private sono nate praticamente tutte insieme circa venti anni fa, ed i neo imprenditori non avevano nessun background culturale in tal senso, talvolta neanche grandi idee innovative, e non hanno davvero rischiato con proprio capitale, ma hanno semplicemente approfittato dell’occasione offerta dalla privatizzazione “di massa” (abbiamo già parlato dei vouchers …)

Per cui oggi la Russia si trova con una classe imprenditoriale abbastanza singolare ed è chiaro che,  con l’evoluzione del business e la crisi economica incombente, si senta l’esigenza di introdurre anche un po’ di teoria in quella che è stata finora una “wild cats economy”.

E infatti si riparte proprio da zero, ovvero dalla definizione stessa di “imprenditore” e, interessante, vengono fuori diverse declinazioni che per noi sono ormai abbastanza scontate, ma non in questo contesto:

Capitalista (ha già investito con successo)

Investitore (potenziale Capitalista)

Imprenditore (portatore dell’idea innovativa, spesso fondatore ma non necessariamente Capitalista)

Partner (Imprenditore coinvolto nel business)

Shareholder (spesso non coinvolto, ci mette i soldi)

Leader (portatore della vision, presidente del board, spesso il fondatore)

Erede (proprietario di successiva generazione)

E’ proprio su quest’ultimo concetto che sembra oggi aprirsi un gran dilemma; anche nelle nostre imprese italiane (spesso familiari) la questione del ricambio generazionale è sempre stata critica, ma al momento in Russia la questione sembra essere affrontata in termini diversi.

Innanzitutto, come ci dice Pavel, qui solo nei film il figlio del “padrone” fa il fattorino in vista della (garantita) scalata aziendale, nella realtà studia in occidente e finisce per vivere in qualche località esotica di lusso. Ma questo non sembra essere al momento un cruccio per gli imprenditori di prima generazione, perché qui non è affatto scontato che un business sia “built-to-last” ovvero pensato per durare nel tempo e sopravvivere al suo fondatore. Questa è solo una delle opzioni, perché invece molti business sono “built-to-sell” fin dall’inizio, creati per essere rivenduti prima possibile. Non sono titoli di borsa ma predomina lo stesso approccio speculativo, per cui non si sente che parlare di “capitalizzazione”, “aumento di valore”, “moltiplicatori”.

Secondo Pavel questa è una delle dirette conseguenze dell’inesperienza degli imprenditori attuali: hanno sfruttato un’opportunità, ma sono consapevoli di non poter gestire un business a 360°, e specialmente in contesti di crisi e quanto aumenta la competitività.

Davvero una situazione insolita, che si porta dietro altre questioni che all’inizio faccio fatica ad inquadrare. Sembra infatti che “i teorici” della nuova scuola di business Russa si pongano il problema di valutare la qualità di un business a seconda che il suo imprenditore sia “efficiente” o soltanto “cool” (e quindi inefficiente).

Questo tipo di approccio perché, di nuovo, siamo evidentemente in un contesto di grandi opportunità per tutti, viceversa il problema si porrebbe in altri termini: il business inefficiente sarebbe quello che – questione di tempo – non riesce a stare sul mercato.

Comunque raccolgo la sfida teorica e cerco di capire che cosa qui s’intende per imprenditore “cool” o “efficiente”.

Sembra che il primo sia quello che mira unicamente ad accumulare ricchezza per sfoggiarla: numero di impiegati, % di profitto, quota di mercato, business value etc. sono i suoi indicatori, ma anche numero di fuoriserie, ville, guardie del corpo … fino ad uno stile di vita da “neo-zingaro”.

Ma è questo concetto di “efficienza” ad essere sicuramente inedito ed interessante per noi. L’imprenditore “efficiente” è quello che riesce a ridurre il tempo impiegato nel controllo della propria azienda (per unità di profitto), ovvero che riesce a massimizzare il tempo libero a propria disposizione, da reimpiegarsi in altre attività, non necessariamente imprenditoriali.

E’ un’idea singolare quella di misurare la qualità di un imprenditore dal tempo che non investe in azienda ! Vero che (quasi) tutti dicono che non si vive per lavorare, ma l’imprenditore che va a passeggio non rappresenta proprio la nostra immagine ideale (probabilmente sbagliata). Ma se la teoria di management russa si pone il problema dell’imprenditore in questi termini è evidente che questo sia davvero sentito.

Non abbiamo fatto fatica a riconoscere l’imprenditore “cool” nel nostro stereotipo di oligarca; il secondo concetto pare emergere da un altro problema (meno evidente ma non per questo meno sentito) nella contrapposizione tra proprietà e management.  Sembra che, infatti, questi imprenditori – self made men – siano totalmente in simbiosi con il proprio business da non riuscire a delegare alla categoria (per fortuna emergente) dei manager (considerati dei “subordinati”). Questa identificazione non pone solo la questione del tempo libero o del ricambio generazionale, ma impedisce lo sviluppo di qualsiasi sistema di governance aziendale, in cui vi siano meccanismi di feed-back etc. indispensabili per garantire continuità all’impresa attraverso la sua continua trasformazione. Davvero interessante !!! (ma di nuovo la conferma di quanto effettivamente l’economia di questo Paese sia ancora molto indietro).

Nel pomeriggio siamo in visita alla URALSIB, una delle maggiori holding finanziarie russe. Ci hanno invitato anche a pranzo, così subito dopo la lezione saliamo sul pulmino che ci porta anche oggi nella “city”. C’è anche il sole e sulla Moscova si  specchiano grattacieli e cupole dorate, davvero un bello spettacolo…

Alla URALSIB hanno riservato per noi un’area della mensa, apparecchiatura ricercata e ricchissimo buffet .. meno male, con questo cambio di programma sono già le 14:30 e sto morendo di fame.

Per questo incontro siamo accompagnati, a quanto pare, nella sala riunioni principale (bolsjoi zal), davvero sfarzosa; ci accoglie uno dei vertici della società che ci informa di aver una presentazione che “non ha fatto a tempo” a tradurre in inglese… figuriamoci. Allora ci concentriamo sulle sue parole, tradotte semi-simultaneamente dalla nostra Svetlana (una bella fatica !). Purtroppo il tipo, mono-espressione e mono-tono, attacca una solfa di 2 ore (!) nella quale ci spiega fin nel minimo dettaglio come URALSIB ha recentemente implementato strumenti di gestione quali Balance Scorecard, KPI, SWOT, Business Plan process.

Si intuisce che ne va fiero, e magari fa piacere sentire che questi modello occidentali oggi siano ritenuti di valore anche in Russia, ma avremmo sicuramente gradito qualcosa di più specifico su contesto e business locali.

La sessione di Q&A è ancora peggio.

Innanzitutto scopriamo che il nostro ospite è “fluent” in inglese, perché ad un certo punto inizia a rispondere direttamente alle domande…. questo ci lascia un po’ perplessi, ma pare che sia una prassi comune: vogliono essere sicuri di avere il “controllo” della situazione e così impongono la loro lingua anche se conoscono benissimo quella del loro interlocutore.

Poi le risposte sono abbastanza “fuori tema” (ci dovremo proprio abituare), lunghissime e mono-tono come la presentazione … mentre ascolto mi viene in mente la “propaganda” ai tempi dell’Unione Sovietica. E forse il nostro ospite (considerata l’età e l’approccio) è stato proprio formato a quei tempi, nei ranghi di qualche istituzione burocratica .

E’ stata sicuramente un’esperienza, e forse quella di URALSIB corrisponde di più alla vera realtà locale, rispetto alle visite degli altri giorni: la prima è ormai americanizzata dalla Pepsi-Co, e alla IFD Kapital siamo stati accolti dalle nuove generazioni, tutti con esperienza di studio e/o lavoro in USA/Europa.

Venerdì 7 ottobre

Ultimo giorno di scuola ! Oggi al nostro arrivo in classe troviamo un enorme pannello con attaccate tante foto che sono state scattate in questa settimana dai nostri accompagnatori, davvero una bella idea !

Prima di iniziare la lezione ci viene mostrato un videoclip da YouTube “This is Russia”, molto divertente e, ora che ci siamo fatti un’idea, anche molto appropriato.

Oggi è previsto un case study dal titolo “Strategic thinking po-russki” (pensiero strategico in Russia) insieme a Elena Arskaya, professional presso il CBSD Centre of Business Skill Development e consulente. 

Nata a Minsk in Bielorussia da madre inglese, Elena ha vissuto molti anni in Inghilterra dove ha lavorato anche come Financial Analyst alla Intel. Oggi ha pensato bene di cogliere le opportunità dei Paesi BRICS, così ha spedito il figlio più grande in Cina e lei è tornata in Russia.

E’ interessante che ci tenga a sottolineare che ora abita in una “gated community” dove vivono gli expatriates, e che ogni tanto citi varie personalità (come il responsabile di Starbucks in Russia) come suoi vicini di casa.  Non siamo in Nigeria, e per di più lei è di queste parti, per cui le chiedo espressamente per quale motivo ritenga necessaria questa “autosegregazione” dorata: è abbastanza vaga, dice che la periferia è pericolosa e cita il vantaggio di poter lasciare la bicicletta incustodita in giardino …. mi sbaglierò, ma mi sa tanto di ostentazione, il famoso “coollife style dal quale anche Elena sembra essere stata contagiata, nonostante tanti anni a Londra.

L’esercitazione di oggi prevede un’iniziale  condivisione delle caratteristiche del settore della “Computer Industry” in Russia (segmenti, attori, trends); dopo, divisi in gruppi, dobbiamo scegliere una delle imprese esistenti e suggerire una strategia di sviluppo secondo lo schema keep-stop-new.

La cosa è interessante in sé, soprattutto per il settore considerato: l’ITC è oggi una delle principali leve infrastrutturali di qualsiasi economia.  Così si scopre che in Russia il commercio elettronico è praticamente inesistente, mancano le connessioni Internet (specie quelle domestiche) e l’uso delle carta di credito (come per gli altri “prodotti finanziari”) è davvero marginale (qui la gente comune acquista le case in contanti !). Elena dice che questo è vero per tutti i BRICS e che per questa ragione ad es. Dell ha dovuto rivedere il proprio modello di business (tarato su economie “mature”) per penetrare in questi mercati.

Un’altra cosa interessante è che, sebbene in questo mercato siano presenti tutte le marche globali di PC, Laptop, etc. (Lenovo, Dell, Samsung, Sony), il segmento della componentistica è interamente dominato da attori locali: dove il brand non conta, i prodotti hanno dimensioni ridotte, sono di difficile tracciabilità, impera il “grey market” russo (molti dei colossi di cui sopra sono proprio costretti a star fuori da un business nel quale non sarebbero in grado di garantire standard di qualità, trasparenza etc. imposti dalle loro Corporates occidentali).

Venendo agli imprenditori, di nuovo siamo nel “first capital acquisition time”, tutte le aziende ITC russe sono nate a partire dagli ’90, più o meno con le stesse modalità già sentite. Ma vale la pena menzionare il caso di Sergey Kostevich, brillante studente e poi ricercatore alla Minsk Technology University , che per arrotondare il suo stipendio (10$/mese) si trattine in laboratorio per riparare hardisk per conto terzi. Per questa attività contatta frequentemente la Segate (colosso statunitense del settore) per parti di ricambio, componenti etc. e succede che, ad un certo punto la Segate “si accorge” di questa intensa attività e gli propone di aprire insieme un business in Russia… così nasce la ASBIS che oggi sembra essere anche l’unica realtà a vocazione internazionale, con attività anche nelle ex Repubbliche sovietiche, estremo oriente ed Africa.

E’ intuibile che “leggende” di questo tipo possano avvenire in economie così giovani, tuttavia Elena ci tiene a sottolineare che si tratta di situazioni caratterizzate da un livello di rischio estremo:

– siamo agli inizi e tutto è sperimentale

– il grande divario di ricchezza tra pubblici ufficiali e neo imprenditori fa sì che la corruzione sia enorme (ciascun reclama la sua parte …)

– circa il 70% dell’attività economica viene comunque dall’Oil&Gas, un business in qualche modo visto come “easy money” e che comunque è direttamente collegato all’andamento dei prezzi del petrolio (il cui crollo qui in Russia ha già fatto naufragare più di un “regime”) ed alle vicende mondiali.

– l’apparente stabilità politica derivante dall’avvicendarsi della coppia Putin / Medvedev alla guida del Paese, sembra avere effetti tutt’altro che incoraggianti ai mercati in termini di contesto economico / imprenditoriale.

   Il partito di governo ha il controllo totale su Paese: la maggioranza qualificata gli consente di modificare unilateralmente la Costituzione; e il ruolo del Presidente come capo dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) impedisce il fondamentale “check & balance” delle altre repubbliche presidenziali. Proprio due giorni fa su Internet ho visto la notizia che la recente “abdicazione” di Medvedev alla ricandidatura per le prossime elezioni (2012) e la concomitante “nomina” di Putin (al congresso ufficiale del partito) ha avuto l’immediato effetto di far crollare le borse, raffreddare gli investimenti internazionali e far raccomandare agli analisti di “speculare al ribasso” sulla Russia.

Per cui in questo Paese esistono sì enormi opportunità, ma è necessario saper in qualche modo gestire questo “rischio”; e in effetti c’è chi si arrangia come può … Pare che molti imprenditori debbano mostrare “riconoscenza” verso l’apparato che ha consentitolo il loro “first capital acquisition“, e così ogni tanto viene loro “richiesto” di acquistare assets sul mercato come privati per rivenderli al pubblico a prezzi gonfiate, in modo da spartirsi la differenza … this is Russia !

Pranzo in mensa e poi il pulmino ci riporta nella City dove visitiamo la Shtokman Development AG il cui assetto societario è davvero particolare: 51% Gazprom (Russia), 25% Total (Francia) e 24% Statoil (Norvegia).

Queste tre aziende si sono messe insieme per un’impresa unica nel settore dell’Oil&Gas: sviluppo di tecnologie per l’estrazione di gas dal fondale del Mare di Barents (la porzione che afferisce alla Russia). Sembra che questo giacimento batta tutti i record in termini di condizioni estreme: prossimità al Polo, profondità marina, temperatura e condizioni ambientali (rischio iceberg), fragilità dell’ecosistema circostante, sicurezza per i lavoratori etc.

Visto che la Russia non è proprio “carente” di riserve di gas (primo o secondo produttore mondiale) uno potrebbe legittimamente chiedersi chi glielo fa fare di andarsi ad imbarcare in questa mission impossibile… Ma è proprio la sfida che ha attirato queste aziende, e con loro Governi, Università, tecnici, scienziati, ambientalisti. 

Mentre assisto alla presentazione (tutta in inglese e ottimamente gestita) mi viene in mente il progetto Apollo, quello che ha portato l’uomo sulla Luna nel 1969: come allora dal progetto Shtokman ci si attende una grande ricaduta scientifico-tecnologica (nuovi strumenti / apparecchiature), politica e legislativa (joint ventures tra aziende e Stati), sociale (sviluppo delle popolazioni locali), economica (indotto e trasferimento del know-how ai settori industriali).

La parte di innovazione tecnologica più “intrigante” è la FPU – Floating Production Unit: in quella parte del Mare di Barents pare che le condizioni siano troppo estreme per poter installare una “piattaforma”, così si è pensato di utilizzare una unità mobile rompighiaccio che,  in caso di rischio,  in pochi minuti può sganciarsi dalle unità estrattive del fondale e spostarsi in “acque più sicure”.

Certo stavo ripensando alle parole di Elena di questa mattina circa l’Oil&Gas come business “easy money“…. lo sarà senz’altro per l’Arabia Saudita, dove davvero basta fare un buco e pompare fuori il petrolio, ma il Russia Oil&Gas vuol dire tecnologia e innovazione !

Oggi è l’ultimo giorno di “scuola” ed il programma è intenso:  dopo la visita aziendale torniamo al Mirbis per una round table su “Corporate Social Responsability in the global context“. L’argomento è introdotto dal Prof. Stanislav Pirogav che ci spiega come la CSR sia vista come uno degli aspetti strategici per lo sviluppo del neo nato capitalismo russo, dove sembra che – almeno per ora – “il denaro è diventato il valore di tutte le cose“. Non vuole essere frainteso, si affretta a precisare che non si tratta di una critica al sistema “occidentale”, ma che evidentemente qui in Russia il modello avrebbe bisogno di uno sviluppo più armonico. Ed è per questo che il dibattito parte dalle business schools come il Mirbis, che preparano gli imprenditori di domani. Ma anche la sfida “teorica” sembra abbastanza difficile in questo Paese, dove il mondo degli affari non è mai stato associato a giustizia sociale / welfare, ambiti che da sempre, per cultura, sono ritenuti responsabilità dei governi e non delle imprese.

Il dibattito si sposta poi sull’oggetto, Corporate Social Responsability vs. Charity, e qui la discussione si fa animata: le donazioni in denaro per attività locali sono CSR ? Dopo tutto quello che abbiamo sentito avanza l’ombra della corruzione…

L’holding finanziaria IFD Kapital che sponsorizza pubblicazioni finanziarie per elevare la conoscenza del popolo russo, fa CSR o “market making” ?

La Shtokman che investe in programmi per i propri dipendenti fa CSR o “people retention” ?

La vera ed interessante risposta (rischiavamo di perderci, visto che anche molte delle nostre aziende occidentali ha programmi simili) viene dal Prof. Della Torre.

Inizia in modo davvero dirompente e provocatorio, citando una lista di abusi, scandali, disastri, frodi dei quali “tutte” le imprese sono ogni giorno pubblicamente accusate; dice di non credere nella CSR, dice “Corporations are not moral entities” ma “People are moral entities“, ovvero la Responsabilità Sociale non è delle imprese, ma delle persone che vi lavorano e che tutti i giorni devono prendere delle decisioni.  E quindi conclude rivolgendo un invito al Mirbis di sollecitare i loro studenti su questo aspetto, e anche a noi che da lunedì riprenderemo il nostro ruolo di executives.

Proprio riflessioni di “ampio respiro” … ed io che mi immaginavo la solita retorica, visto che – purtroppo – spesso è quello il livello al quale è scaduto tale dibattito “da noi”.  E’ stato utile tornare indietro da dove siamo partiti (qui in Russia, dove la società civile inizia adesso) e ricordare a noi stessi la natura tutt’altro che vuota della CSR e di come l’accezione “Corporate” non deve farci sentire meno liberi dalle nostre responsabilità.

Davvero un bel modo per concludere questa settimana, but …. There is  something more ! (come diceva sempre Steve Jobs del quale proprio oggi tutto il mondo piange la scomparsa).  

Il Mirbis ha organizzato una “graduation” ufficiale, con consegna dei diplomi a ciascuno di noi da parte del direttore dell’EMBA, Nikolay Popkov, con tanto di stretta di mano, foto e gadget (cappellino griffato della scuola e orsetto di peluche, d qualche parte c’è ancora l’idea che in Russia ci siano gli orsi per le strade ..).

But there is something more ! … sorpresa delle sorprese, a ciascuno di noi viene regalato un CD con il video montaggio di tutte le foto (con musica) di questa nostra settimana insieme, scattate dagli accompagnatori e dai fotografi ufficiali che sono stati con noi, davvero un bellissimo ricordo !

Il tutto viene poi annaffiato da fiumi di birra e vodka alla cena di addio che il Mirbis ci offre al “Prazeska”, il ristorante della prima sera (quello accanto al Taganka).

E’ stata davvero una settimana intensa “di tutto” … ripensavo al timore di alcuni miei compagno italiani dell’EMBA che questo potesse essere solo un giro turistico di lusso travestito da esperienza didattica: non direi proprio che sia stato così, e mi dispiace che non abbiano potuto condividere questo momento di “esposizione” internazionale !

Sabato 8 ottobre

Per oggi era prevista una escursione (facoltativa ma organizzata dal Mirbis) a Sergiev Posad, una delle cittadine del c.d. “anello d’oro” a nord di Mosca, sede della chiesa russa ortodossa (come il nostro Vaticano).

Alla fine la visita è stata annullata perché la maggior parte degli aderenti ha declinato (alcuni partono prima) e così avrò un’intera giornata per completare il tour della città.

 In effetti ci sono della aree che non ho visto e, fra l’altro, è anche una bellissima giornata, sono previsti 20° e per essere metà ottobre a Mosca è davvero un record … è sabato e sono tutti fuori a celebrare questo ultimo sole !

Inizio dal piazzale Kiev (stazione metro “Kievskaia” line 5 circolare) ad ovest della città, dove passando con il pullman avevo visto un bellissimo ponte “coperto”, un po’ come il nostro Ponte Vecchio, ma in versione moderna con acciaio e vetro.

In realtà tutta quest’area che si affaccia sulla Moscova è notevole, sul piazzale giardini ben curati e un’enorme vasca con una suggestiva scultura in acciaio… un uccello che spicca il volo ? Sul retro, accanto alla stazione metro, un altro centro commerciale: provo ad entrare nella speranza di trovare “qualcosa di russo” ma niente, proprio niente, noto che non c’è  capo di abbigliamento, felpa, maglietta con scritte in russo, solo inglese (che se nessuno capisce…).  Ma del resto è anche comprensibile, il mercato russo è enorme, si è appena “svegliato” ed ha una gran fame di tutto quello che non ha mai visto e potuto avere … perché dovrebbero voler comprare prodotti russi ? (ammesso che vi siano).

Ci “lamentiamo” che non sono attrezzato per accogliere noi occidentali ma, di nuovo, forse non c’è proprio interesse. Qui non c’è un’economia del turismo di massa, per ora si sta sviluppando quello interno, soprattutto di élite (resorts in località esclusive) e, sempre per chi può, viaggi all’estero per i russi che infatti invadono le nostre località (tanto che alcune strutture di lusso sono costrette a mettere delle quote per controllarne l'”ingombrante” presenza).

Vabbè, messaggio ricevuto, qui non c’è niente né da vedere né da comprare, così riprendo la metro e mi sposto verso sud-est, stazione “Oktybraskaya” (sempre sulla circolare 5). Da qui cammino verso il ponte Krymsky, attraversando Gorky Park (o “parco della cultura”); sul lungo Moscova vado verso nord costeggiando il bellissimo “parco delle sculture” (di tutte le fogge e materiali, in mezzo ai colori autunnali è ancora più suggestivo) e cammino verso l’enorme monumento a Pietro il Grande che si erige in mezzo al fiume, proprio dove questo si biforca in due rami che continuano a scorrere paralleli per la maggior parte del centro cittadino.

Il realtà la guida del sightseeing ci aveva spiegato che inizialmente la Moscova aveva un solo letto, ma che a seguito di diverse alluvioni gli Zar avevano fatto costruire un secondo canale di sicurezza (in effetti è più stretto).

Costeggio la storica fabbrica di cioccolato della città ed attraverso il nuovo ponte / area espositiva (marmi, luci, fioriere e panchine) che porta alla cattedrale del Cristo Redentore, ricostruita tra il 1994 e il 1997 dopo la demolizione del 1931 da parte di Stalin. Di nuovo, come sabato scorso, tantissimi gruppi nuziali (più o meno sobri) in giro a far foto; sembra che qui si portino dietro anche tutti gli invitati, molti dei quali con bottiglie e bicchieri a seguito, la macchina degli sposi (spesso limo da 12 metri con enormi fedi nuziali sul tetto ..) fa da bar ambulante … va visto !!

Proseguo lungo Volkhanka Ulitsa, sede di diversi musei tra cui quello delle Belle Arti Pusking davanti al quale fotografo la coda chilometrica di persone che attendono di entrare…

Mi affaccio sull’enorme piazza Borovitskaya, dalla quale si ha una bellissima vista del Cremlino, e poi proseguo su Mokpovaya Ulitsa fino all’angolo con Vozdvizhenk che di nuovo si allarga per accogliere biblioteca statale russa intitolata a Lenin davanti alla quale troneggia l’enorme statua di un pensoso Dostoevskij.

Da qui in un attimo si arriva in piazza Arabatskaya che dà il nome anche a questo quartiere; è qui che decido di fermarmi ad una caffetteria / fast food per un wrap (insalata, salmone e philadelfia), buonissime crepes con salsa di lamponi ed un grandioso espresso. Mi sarebbe piaciuto sperimentare la cucina locale, ma sembra che non esistano ristoranti “russi”, oltre al fatto che (ho letto sulla guida) qui le persone non erano abituate a mangiar fuori casa, per cui ora vige la stessa logica dei negozi: la gente vuole cibi “esotici”, per cui è possibile trovare ristoranti davvero di tutti i tipi, ma non russi. Forse l’unica esperienza “locale” ce la siamo fatti in questi giorni alla mensa del Mirbis: sul tavolo c’era sempre una ciotolina con insalata mista tipo greca, poi arrivava l’immancabile zuppa (un passato di verdure / ortaggi, buonissimo) e infine un piatto di carne e/o pesce con altre verdure al vapore.  In generale direi cucina molto semplice e sana …. ottimo, se specialmente si ripete per più giorni.

Nella caffetteria dell’Arabat – mentre aspetto che arrivi il mio pranzo – mi guardo intorno ed osservo che alle pareti sono appese TV al plasma (senza audio) che a ciclo continuo mostrano sfilate di moda (target esclusivamente femminile), saloni dell’auto (target maschile, modelli mai visti, li fanno apposta per questi “zingari arricchiti” …) e destinazioni turistiche esotiche esclusive. La stessa storia si ripete in ogni locale, un martellamento che fa venire in mente la vecchia “propaganda”, solo che questa è consumistica !!

Fra l’altro, tutta questa fissazione per moda e bellezza femminili qui stride un po’: per la strada le donne sembrano tutte ad una sfilata (per voler essere buoni..), svettano di diversi centimetri sui loro partner dimessi, vestiti in modo orrendo, trascurati e spesso …. davvero brutti !! (in Russia c’è il più alto differenziale al mondo tra aspettativa di vita femminile e maschile).

Le crepes alla salsa di lampone erano davvero ottime, ho scoperto che qui le chiamano “pancakes” (versione anglosassone, ma sono crepes) e che sono una specie di dessert nazionale.

Ora che mi sono rifocillata proseguo il mio sightseeing entrando in Arabatskaya Ulitsa, l’unica strada pedonale di Mosca, l’unica davvero “turistica” e quindi tappa immancabile per chi visita questa città (per intendersi, è qui che c’è anche l’Hard Rock Café). Questo quartiere, e in particolare la strada, in passato erano affollati di artisti, artigiani ed antiquari, ma oggi Arabatskaya è più che altro piena dei “soliti ristoranti”, di esposizioni di pittori e bigiottieri di strada e di negozi di souvenir. E’ tutta la settimana che cerco la maglia della squadra di calcio Spartak Mosca, ma niente da fare… chi vuoi che se la compri qui ??!! Ho trovato tonnellate di maglie di Totti, Ronaldo, Messi … Così chiedo fiduciosa ad una commessa (qui parlano inglese) che spunta da una montagna di matrioske, capisce subito e tira fuori il trofeo rosso ! Ora sono anche in grado di verificare che non mi stia dando una patacca, c’è scritto CПAPTAK, Spartak ! (sono orgogliosa del mio russo …)

Alla fine di Arabatskaya sbuco su Smolensaskaja e prendo la metro all’omonima stazione (linea 9 grigia). Vado verso sud-ovest, scendo a Novokuznetskaja (linea 2 verde scuro) al centro del quartiere di Zamoskvorechie, sulla riva opposta della Moscova di fronte al Cremlino. Voglio andare al Music Dome che ho visto passando con l’autobus; me lo ricordavo più vicino … forse questa non era la fermata giusta; mi devo fare tutto il lungo Moscova (Kosmodaniankeja) verso sud e alla fine ci arrivo, in prossimità del ponte Bol Krasnokholmskij.

Il Music Dome è veramente un bell’esempio di architettura moderna, così come il parco circostante sul quale svetta l’imponente torre dello Swiss Hotel (34 piani): i miei compagni di avevano detto di essere saliti a vedere il panorama mozzafiato e così ci provo anch’io, ma scopro che il bar (lo Sky Space) apre solo all’ora di pranzo e di cena e allora niente da fare …

Mi sposto verso la metro più vicina (Daveletskaja, linea 2 verde scuro) che si trova in un’enorme piazza dove si affaccia una stazione ferroviaria che sembra una reggia napoleonica;  espresso da Starbucks e poi via per l’ultima tappa, scendo a Kitajgorod (linea 7 viola) per visitare l’omonima zona che si trova a nord-est della Piazza Rossa. Qui c’è un strada – Ulitsa Vararka – che pare essere una delle più antiche di Mosco, lungo la quale si susseguono ben 4 tra chiese e monasteri… le più belle cupole dorate della città.

Alla fine vedo sulla destra quello che sembra essere l’ingresso di un grande magazzino (lo Staij Gostinij Dvor, in effetti era l’antica camera dei mercanti) ma in realtà si tratta di una struttura fieristica e mi trovo nel mezzo degli stands del DOM, salone dell’immobiliare: agenzie che offrono ai nuovi russi l’acquisto di ville e appartamenti in località ambite; ci sono anche un paio di stands italiani, mi avvicino ma la persona che mi risponde in inglese (stentato) mi dice di essere bulgaro. Ora capisco come fanno questi oligarchi russi a comprarsi i cascinali nel nostro senese !

Sbuco nell’elegante (per architetture e negozi) Nikolskaja Ulitsa che mi porta fino a piazza Lujbjanka, tristemente famosa per la sede dell’ex KGB sovietico: il  palazzone è sempre lì e, secondo la guida, anche i servizi segreti russi, sebbene nel tempo abbiano cambiato più volte il loro nome.

Sono abbastanza stanca, ma visto che sono arrivata fin qui voglio proseguire fino al n. 19 di Mjasnitskaja Ulitsa, dove si trova l’antica case del thè Perlov, un edificio in bizzarro stile orientale (serpenti e draghi, sembra un ristorante cinese …) con un bellissimo interno che vale senz’altro una visita (e magari anche un acquisto di specialità di thè e caffè da tutto il mondo).

La stazione della metro è in fondo a questa strada (Turgenevskaja, linea 6 arancione), nella piazza dove troneggia un moderno grattacielo con la scritta ЛУКОIЛ, Lukoil !! Uno degli imperi dell’Oil&Gas russo ! Andava visto, dopo la Gazprom, e sono contenta di essere riuscita a riconoscerlo.

La giornata è proprio finita, e così anche il mio soggiorno in Russia, domattina si parte … e a questo punto sono anche contenta di tornarmene in Italia, ma chissà se in futuro avrò occasione di “doing business with Russia” …

EMBA Int’l week a Mosca (Russia) – 30 settembre / 9 ottobre 2011ultima modifica: 2012-01-22T21:16:00+00:00da itnaim
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